Alisson Santos, l’esordio da sogno e la fame di titolarità: il nuovo corso del Napoli passa dai suoi piedi

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Il boato che ha accompagnato il suo mancino, quel destro secco e preciso indirizzato alle spalle di Mile Svilar, non era soltanto l’urlo liberatorio per il 2-2 strappato alla Roma, ma il primo, autentico atto di presentazione di Alisson Santos al popolo del Maradona. Perché se è vero che il gol all’esordio in Serie A rappresenta per molti un sogno, per il giovane brasiliano classe 2002 sembra trattarsi piuttosto di una piacevole abitudine, quasi un marchio di fabbrica. Chi ne ha seguito la crescita, dai primi passi in Brasile fino all’approdo in Europa, lo conferma: segnare al primo impatto con una nuova realtà è un leitmotiv della sua carriera.

Era successo nel 2021-22 con la maglia del Vitoria, in Serie B brasiliana, poi con la Figueirense – dove infilò una doppietta al Ferroviario – e ancora in quella Champions League che lo ha lanciato definitivamente nel calcio che conta, quando firmò una rete al Kairat, nella fase di qualificazione, scrivendo la prima pagina del suo album europeo -2-4. La differenza, però, sta nella ribalta. Quel boato, quello del San Paolo, è di quelli che ti entrano dentro e non ti lasciano più, specialmente se a tributartelo è uno stadio intitolato a Diego Armando Maradona, un luogo che per definizione pretende qualità e si innamora solo di chi sa offrirle. Contro i giallorossi, Alisson non si è limitato a timbrare il cartellino. In una manciata di minuti, subentrato dalla panchina, ha cambiato il volto della partita. Strappi, dribbling, quella ricerca ossessiva dell’uno contro uno che in questo Napoli, orfano degli spunti di David Neres, mancava come il pane -1-4. Un impatto tellurico, che ha riaperto una gara che sembrava indirizzata verso una sconfitta pesante in chiave Champions League.

Dalla panchina al cuore di Napoli: l’ingrediente della personalità

C’è un aspetto, in questa prima apparizione, che va oltre la mera giocata tecnica e che i tifosi partenopei hanno saputo cogliere al volo: la personalità. Non è facile subentrare nel momento di massima difficoltà della squadra, con la Roma che aveva appena trovato il secondo vantaggio e provava a gestire il possesso. Eppure, il brasiliano non ha tentennato. Ha chiesto il pallone, ha puntato l’uomo senza timore reverenziale, ha cercato la conclusione personale. Quella zampata all’82’, un sinistro a giro sul secondo palo, è stata la summa di un ingresso in campo fatto di incoscienza e determinazione -5-10. Un esordio che gli è valso il premio di Panini Player Of The Match e le prime pagine dei quotidiani sportivi, conquistando una città che, come noto, non regala nulla senza pretendere il giusto tributo in cambio -1.

L’operazione che lo ha portato sotto il Vesuvio, del resto, racconta di una convinzione profonda da parte della dirigenza. Un prestito oneroso da 3,5 milioni di euro con diritto di riscatto fissato a 15 milioni, che può lievitare fino a 20 considerando i bonus -3-7. Una scommessa importante, voluta da Antonio Conte e dal direttore sportivo Giovanni Manna, che hanno intravisto nel ragazzo di Caatiba, Bahia, le qualità per diventare decisivo. E se il paragone con Khvicha Kvaratskhelia, lanciato da più parti, rischia di essere fin troppo ingombrante, è innegabile che nella sua esplosività e nella capacità di creare superiorità numerica ci sia un’eredità da raccogliere -4-8.

Un debito con la Champions e la fame di chi vuole emergere

Curiosamente, quella contro la Roma non era neppure la sua prima volta in assoluto con la maglia del Napoli. L’esordio era già arrivato qualche giorno prima in Coppa Italia, nella sfida poi persa ai rigori contro il Como, dove dal dischetto si era dimostrato freddo e lucido, trasformando il suo penalty con sicurezza -4. Ma la dimensione del campionato, il palcoscenico della domenica sera, è un altro pianeta. Ed è lì che Alisson ha dimostrato di poter abitare. Prima di approdare in Italia, con lo Sporting Lisbona, aveva messo a segno tre reti in Champions League, tutte da subentrato, due delle quali decisive per il risultato finale. Una specialità, quella del subentrare e cambiare le sorti del match, che aveva affinato in Portogallo e che ora si appresta a mettere al servizio del Napoli -4.

Ora, però, l’asticella si alza. Dopo l’impatto fulminante, la domanda che aleggia sull’ambiente è quando lo vedremo dal primo minuto. La concorrenza nel reparto offensivo, nonostante l’assenza di Neres, rimane agguerrita, ma il segnale lanciato a Conte è stato chiaro e forte. Il brasiliano scalpita, spinto anche dalla commozione di una famiglia che, sugli spalti, ha vissuto quel momento con le lacrime agli occhi, come testimoniato dai video e dalle foto che hanno fatto il giro dei social nei giorni successivi alla partita -1. Mamma Aldia e il fratello Tanja, presenti allo stadio, hanno rappresentato il contraltare emotivo di una serata perfetta, suggellata il giorno dopo da un omaggio singolare: una pizza speciale con la sua nome realizzata con la mozzarella, offertagli da un noto locale sul lungomare -1.

L’attaccante, che può vantare anche un passaporto tunisino grazie alle origini paterne, ha davanti a sé una vetrina importante per dimostrare il proprio valore e, chissà, attirare le attenzioni della Seleção, un sogno nel cassetto che passa inevitabilmente dalle prestazioni in azzurro -2. Il talento, si sa, non basta. Ma se a quello si unisce la capacità di incidere subito, l’alchimia con una piazza esigente come Napoli può diventare rapidamente esplosiva.

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