Fiat 600 torna a benzina: Stellantis cambia marcia e rilancia il termico

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Redazione Economia Redazione Economia   -   La strategia di Stellantis, almeno per quanto riguarda il segmento delle utilitarie, subisce una correzione di rotta che qualcuno, osservando le ultime mosse del gruppo, potrebbe definire un vero e proprio dietrofront. Dopo aver spinto con decisione sull’elettrificazione, la casa automobilistica – lo stesso gruppo che controlla marchi come Peugeot, Opel e Jeep – ha annunciato l’arrivo di una versione a benzina della nuova Fiat 600, un modello finora proposto esclusivamente nelle varianti ibrida ed elettrica. La notizia, che conferma un orientamento già emerso con la recente commercializzazione della Panda a benzina, arriva in un momento di mercato complesso, dove le vendite di auto a batteria faticano a decollare. Il ceo Antonio Filosa, del resto, non aveva lasciato spazio a interpretazioni ambigue: l’azienda, pur senza abbandonare la strada dell’elettrificazione della gamma, avrebbe comunque ripreso a proporre modelli capaci di rispondere all’effettiva domanda della clientela. E questa, a giudicare dai fatti, sembra chiedere ancora motori tradizionali, cambi manuali e prezzi d’accesso più bassi.

Un tre cilindri da 100 cavalli con cambio manuale

La nuova arrivata si chiama Fiat 600 Turbo 100, denominazione che ne rivela immediatamente l’anima: sotto il cofano troviamo il collaudato propulsore 1.2 tre cilindri, aggiornato per l’occasione, che eroga 101 CV (74 kW) a 5.500 giri/min e una coppia massima di 205 Nm disponibile già da 1.750 giri/min. Un motore, questo, che viene abbinato a un cambio manuale a sei marce – scelta non scontata in un’epoca dominata dagli automatismi – e che si rivolge a chi cerca un B-SUV dal carattere più classico, senza alcuna forma di elettrificazione. La Fiat 600 benzina si affianca dunque alle sorelle ibrida ed elettrica, andando a coprire quella fascia di mercato finora scoperta: quella degli automobilisti che non vogliono ricariche notturne né complicazioni ibride, ma solo un motore semplice, reattivo e con una coppia generosa ai bassi regimi. Le consegne, stando alle prime comunicazioni ufficiali, sono previste a partire da giugno.

Prezzi da 18.950 euro con rottamazione

Uno dei nodi critici della precedente offerta sulla Fiat 600 era rappresentato dal listino. Le versioni 100% elettriche e ibride, pur valide tecnicamente, non hanno riscosso il successo sperato anche a causa di un costo d’acquisto percepito come troppo elevato per un’auto di questo segmento. Ora, con la nuova motorizzazione termica, l’azienda prova a ribaltare la situazione. In Italia, per il lancio della Turbo 100, il prezzo parte da 18.950 euro – cifra che include la rottamazione di un vecchio veicolo e il finanziamento con Stellantis Financial Services Italia. Una soglia, questa, che posiziona la 600 benzina in diretta concorrenza con le rivali del segmento B, tutte ancora ampiamente termiche. La nuova variante sarà disponibile su tutti gli allestimenti, dalla versione Pop fino alla più sporteggiante Sport, senza eccezioni.

Completata la gamma del B-SUV torinese

Con questo terzo motore, Fiat completa l’intera offerta della 600, arrivando a coprire tre diverse filosofie di mobilità: l’elettrico puro per chi vive in città con colonnine a disposizione, l’ibrido per chi cerca un compromesso, e ora il benzina puro con cambio manuale per chi non vuole compromessi. Una mossa che suona come una risposta chiara ai dati di vendita, dove le ibride leggere e le full electric hanno mostrato qualche limite in termini di penetrazione commerciale. Il tre cilindri 1.2 – già utilizzato su altri modelli del gruppo – è stato opportunamente rivisto per erogare i 205 Nm di coppia già a 1.750 giri, garantendo una ripresa pronta nei percorsi urbani ed extraurbani. Nessuna ipotesi, per ora, su un possibile futuro ibrido diesel o su varianti a Gpl: la strada tracciata da Stellantis con questa operazione sembra chiara e lineare, senza ulteriori diramazioni per il momento. Restano da vedere le reazioni della rete di concessionari, ma il segnale lanciato da Torino – con uno sguardo attento anche al ritorno di Trump alla presidenza degli Stati Uniti e alle possibili ripercussioni sulle politiche ambientali globali – è inequivocabile: l’auto termica, almeno nel segmento delle utilitarie, non è affatto morta.

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