Salim El Koudri, il racconto dei compagni dopo l’attentato di Modena
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Redazione Interno
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Salim El Koudri continua a essere al centro delle ricostruzioni sull’attentato di Modena dopo le testimonianze di chi lo conosceva fin dai tempi della scuola e le nuove ipotesi emerse nelle ultime ore. Il 31enne di origini marocchine è accusato di aver travolto alcuni passanti con l’auto per poi scagliarsi contro altre persone armato di coltello nel centro della città. Mentre gli investigatori cercano di chiarire il contesto dell’aggressione, emergono racconti contrastanti sulla sua vita recente, tra problemi psicologici, isolamento e presunti episodi di discriminazione denunciati dallo stesso uomo.
Francesco Borghi, che aveva condiviso con lui gli anni delle scuole medie a Bomporto, nel Modenese, ha raccontato di essere rimasto sconvolto dalla notizia. “Mai avrei immaginato un gesto simile”, ha spiegato, ricordando un ragazzo che appariva integrato e inserito nel gruppo. Nelle sue parole compaiono anche le molte versioni circolate dopo l’attacco: c’è chi parla di depressione, chi di bullismo e chi addirittura di una possibile radicalizzazione. Borghi ha però sottolineato di non sapere cosa fosse realmente accaduto nella vita di El Koudri negli ultimi anni, aggiungendo di non riuscire ancora a credere a quanto successo.
Le testimonianze dei paesani e i dubbi sulle cause dell’aggressione
Nel paese dove viveva, tra Ravarino e l’area del Modenese, diversi residenti hanno riferito che Salim El Koudri lamentava spesso di essere discriminato e di non riuscire a trovare lavoro “perché straniero”. Secondo quanto emerso, il 31enne avrebbe manifestato da tempo atteggiamenti ostili e un crescente disagio personale. Alcuni conoscenti hanno inoltre riferito che non frequentava la moschea, elemento citato nelle ricostruzioni diffuse dopo l’attentato. Intanto, davanti all’abitazione della famiglia a Ravarino, non ci sarebbe più nessuno: dalla casa sarebbero spariti tutti nelle ore successive all’aggressione che ha sconvolto Modena.
Salim El Koudri ha scelto di non rispondere alle domande dei pubblici ministeri durante gli interrogatori. Sul suo stato mentale restano aperte diverse ipotesi investigative e mediche. Secondo uno dei principali esperti italiani di psichiatria, intervistato dall’ANSA, il giovane potrebbe aver interrotto la terapia farmacologica che teneva sotto controllo sintomi psicotici. Nell’intervista vengono citati deliri e manie persecutorie come possibili elementi del quadro clinico. La stessa fonte sottolinea però come il solo disagio psichico non basti a spiegare completamente quanto avvenuto nel centro di Modena.
Le parole del ministro Piantedosi e il quadro dell’inchiesta
Sull’attentato è intervenuto anche il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, che ha invitato a evitare letture semplicistiche dell’accaduto. In una lunga intervista al Giornale, il ministro ha spiegato che quanto avvenuto “non può essere liquidato come il gesto di un folle isolato”, chiedendo cautela ma anche un approfondimento sulle cause che possono aver portato all’aggressione. Le indagini continuano quindi su più fronti, mentre vengono analizzati il profilo personale del 31enne, i suoi comportamenti recenti e i messaggi inviati prima della strage.
Nel frattempo prosegue anche il monitoraggio delle condizioni dei feriti coinvolti nell’attacco. Gli investigatori stanno ricostruendo le ore precedenti all’aggressione e valutano ogni elemento utile per comprendere il contesto in cui maturò il gesto. Attorno alla figura di Salim El Koudri restano così testimonianze molto diverse tra loro: il ricordo di un ragazzo considerato ben integrato durante gli anni di scuola, le accuse di discriminazione raccontate ai conoscenti e le ipotesi legate a un possibile peggioramento del quadro psichico nelle settimane precedenti ai fatti.




