La procura di Modena chiede la perizia psichiatrica per Salim El Koudri, l’avvocato: «È una maschera di sale»

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La richiesta, contrariamente a quanto ci si sarebbe potuti attendere in un caso di tale gravità, non è partita dalla difesa bensì direttamente dagli uffici della procura modenese, i quali hanno formalmente chiesto una perizia psichiatrica d’urgenza per Salim El Koudri, il trentunenne italo-marocchino finito in manette dopo aver piombato con la propria autovettura sulla folla radunata in via Emilia Centro lo scorso 16 maggio.

Una decisione, quella dei magistrati, che intende anticipare i tempi della giustizia cristallizzando – attraverso la formula tecnica dell’incidente probatorio – le condizioni mentali di un uomo che, secondo il racconto del suo difensore, apparirebbe agli occhi degli osservatori come una sorta di "maschera di sale" incapace di fornire una logica spiegazione per quanto commesso.

I tre pilastri della strategia investigativa

Per comprendere la mossa della procura, che ha posto la parola fine al teatrino delle ipotesi contrapposte affidandosi al rigore della medicina legale, è necessario analizzare i tre fattori che hanno convinto il procuratore capo Luca Masini e la pm Monica Bombana a muoversi in tal senso. In primis, vi sono le pregresse diagnosi psichiatriche – certificate da un centro di salute mentale che aveva avuto in carico l’uomo tra il 2022 e il 2024 – le quali descrivevano un quadro clinico complesso fatto di "voci" allucinatorie e forti stress.

In secundis, le stesse condotte dell’arrestato (che si trova in carcere con le pesanti accuse di strage e lesioni aggravate) hanno suggerito agli inquirenti la necessità di non fermarsi alla mera dinamica criminale. Da ultimo, la necessità improrogabile di procedere con celerità per evitare che lo stato mentale di El Koudri potesse mutare nel corso della detenzione, rendendo vano ogni successivo tentativo di valutazione retrospettiva.

«Non sa dire perché lo ha fatto»: il racconto del legale

L’avvocato Fausto Gianelli, nel descrivere i colloqui avuti con il suo assistito nel carcere dove questi rifiuta persino di vedere i familiari, ha fornito un ritratto agghiacciante nella sua opacità mentale. «Se gli chiedo se è stato per odio, per rabbia o per la mancanza di un lavoro – ha dichiarato il legale – lui scuote semplicemente la testa. Non ha una rimozione di quanto accaduto, ma non sa indicare un perché».

E ancora, parlando dei feriti (alcuni dei quali, come la turista tedesca di 69 anni, hanno riportato lesioni devastanti come l’amputazione di entrambe le gambe), El Koudri ascolterebbe con interesse, quasi fosse in balia di un sentimento che nemmeno lui sa decifrare. «È una maschera di sale che guarda nel vuoto», ha aggiunto Gianelli, suggerendo che l’unica chiave di lettura plausibile per un gesto che ha scosso l’opinione pubblica risieda proprio nelle sue precarie condizioni psicofisiche.

L’attesa per la decisione del gip e il nodo delle ricerche online

Spetterà ora alla giudice per le indagini preliminari Donatella Pianezzi stabilire se accogliere o meno questa richiesta d’urgenza, accogliendo di fatto l’impostazione di una procura che sembra aver momentaneamente scartato (o quantomeno messo in secondo piano) la pista del terrorismo. Dall’analisi dei dispositivi elettronici sequestrati all’uomo, infatti, emergerebbero sì ricerche su precedenti attentati avvenuti in Europa, ma senza alcun collegamento con gruppi organizzati o con una radicalizzazione politica o religiosa.

Una sorta di autosuggestione, insomma, in cui El Koudri avrebbe cercato ispirazione in gesti violenti altrui quasi per replicarne l’eco, senza però sposarne le bandiere. Un aspetto, questo, che se da un lato esclude aggravanti specifiche legate al terrorismo, dall’altro non fa che rendere più spettrale e incomprensibile – almeno agli occhi della legge – la figura di quest’uomo che, dopo aver falciato i passanti, è sceso dalla vettura armato di coltello per poi essere bloccato da alcuni cittadini di origine egiziana.

La perizia, se accordata, rappresenterà quindi il vero spartiacque di questa inchiesta, l’unico strumento capace di tradurre in termini clinici ciò che per ora appare solo come un abisso di silenzio.

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