I mercati tremano per la bolla dell'intelligenza artificiale
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Redazione Economia
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Le Borse mondiali, dopo aver toccato vertici euforici, stanno vivendo una fase di netta correzione, spinta da un timore che da weeks si sta facendo sempre più concreto: l'idea che gli ingenti capitali riversati nel settore dell'intelligenza artificiale stiano gonfiando una bolla speculativa destinata a esplodere. L'inquietudine, quel "sentiment" che muove gli umori della finanza globale, si è materializzata nella forma più classica e brutale della sfiducia: la corsa a vendere titoli. I listini europei, in scia a un Wall Street che ha aperto in netto calo, hanno chiuso la seduta con perdite significative, che qualcuno di loro ha superato abbondantemente il due per cento, in un clima di generale incertezza che attraversa tutti i settori tecnologici.
L'allarme dall'esperto: "L'Italia ha perso la sua partita"
Alec Ross, esperto di economia digitale e docente alla Bologna Business School, da tempo sostiene con urgenza la necessità per l'Italia e per l'Europa di investire strategicamente nell'IA, un appello che rinnova pubblicamente nonostante il mercato cominci a rivedere al ribasso le valutazioni stratosferiche di queste aziende. Secondo la sua analisi, che non usa giri di parole, l'Italia non avrà la sua ChatGpt perché "la partita è persa", mentre considera la preoccupazione per una possibile bolla un'ossessione che interessa per lo più una cerchia ristretta di addetti ai lavori, quasi distaccata dalla realtà produttiva del paese.
OpenAI: un gigante già "too big to fail"?
Al centro del vortice si trova OpenAI, la società fondata nel 2015 e uscita dall'anonimato nel 2022 con il lancio di ChatGpt, che ha bruciato le tappe della concorrenza raggiungendo un milione di utenti in soli cinque giorni e toccando poi la soglia dei cento milioni in due mesi. Sul successo della startup, che secondo alcune analisi avrebbe accumulato perdite per decine di miliardi a fronte di costi stellari, si gioca oggi una scommessa dal valore inimmaginabile, che coinvolge non solo i colossi della tecnologia e i fondi di investimento, ma anche milioni di risparmiatori e, potenzialmente, persino il governo americano, sollevando un interrogativo cruciale: OpenAI è ormai un'entità "troppo grande per fallire", una ragnatela sistemica il cui collasso sarebbe ingestibile?
La prudenza di Google tra entusiasmo e irrazionalità
In un momento di fervore generalizzato, alimentato dagli annunci continui delle Big Tech e da investimenti record, l'amministratore delegato di Google Sundar Pichai ha lanciato un monito inaspettato, definendo la "corsa all'AI" in parte irrazionale e invitando alla massima cautela. Pur in un clima di entusiasmo diffuso, specialmente tra i miliardari del settore, Pichai ha affermato senza mezzi termini che, qualora la bolla dovesse scoppiare, nessuna azienda ne uscirebbe indenne, nemmeno un gigante consolidato come Google, gettando così un'ombra di realismo su un panorama spesso dominato da un ottimismo smisurato.




