Le borse tremano per la possibile bolla dell'intelligenza artificiale
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Redazione Economia
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Le borse mondiali, dopo una lunga e apparentemente inarrestabile cavalcata, hanno bruscamente invertito la rotta, piombate in un'atmosfera di palpabile nervosismo. A gettare un'ombra cupa sui listini, che hanno chiuso prevalentemente in territorio negativo, è proprio lo spettro di una possibile bolla speculativa legata all'intelligenza artificiale, un settore che fino a pochi giorni fa sembrava in grado di trainare da solo l'intero mercato. L'ansia, che serpeggia tra gli investitori, si è concretizzata in una fuga massiccia da azioni e bond, causando perdite stimate in oltre mille miliardi di dollari di capitalizzazione e interrompendo così quella marcia trionfale che per molti mesi aveva caratterizzato i titoli tecnologici.
Il segnale d'allarme di Peter Thiel
Ad alimentare il clima di incertezza, contribuendo non poco a innescare la fase di vendite, è stata senza dubbio la mossa di Peter Thiel. L'hedge fund del miliardario, co-fondatore di PayPal e Palantir, ha infatti scaricato l'intera partecipazione azionaria, del valore di circa cento milioni di dollari, in Nvidia. La società, considerata il simbolo stesso del boom dell'intelligenza artificiale per la produzione dei suoi chip, era già stata oggetto di una simile operazione la scorsa settimana da parte di Softbank. Questi disimpegni, che arrivano da attori di primo piano del settore finanziario e tecnologico, hanno funzionato come un potente segnale d'allarme per il mercato, il quale ha iniziato a interrogarsi sulla reale solidità degli attuali livelli di valutazione.
Le dichiarazioni di Sundar Pichai
Quando mancavano ormai poche ore al momento della verità, ovvero la pubblicazione dei conti trimestrali di Nvidia, a gettare ulteriore benzina sul fuoco sono state le parole di Sundar Pichai. L'amministratore delegato di Alphabet, la holding che controlla Google, ha espresso pubblicamente i suoi dubbi sulla stabilità del settore in un'intervista esclusiva. Pichai ha riconosciuto l'esistenza di una certa «euforia irrazionale» nel mercato dell'IA, affermando che, qualora questa dovesse portare allo scoppio di una bolla, «nessuna azienda sarebbe immune» dalle conseguenze, nemmeno un colosso come il suo.
I numeri del tracollo
La bolla dell'intelligenza artificiale, per ammissione degli stessi operatori, forse non è ancora esplosa ma di certo comincia a mostrare i primi, evidenti segni di sgonfiamento. I cali dei listini, che hanno colpito in particolare le aziende legate all'Ia, sono stati causati principalmente dall'incertezza sulla sostenibilità degli ingenti investimenti e delle valutazioni stellari che le hanno caratterizzate. L'indice Nasdaq, che raccoglie i cento principali titoli tecnologici quotati a New York, ha registrato un significativo calo del 6,5%, un dato che fotografa in maniera eloquente la tensione che sta attraversando le piazze finanziarie di tutto il mondo.




