Il caso Arday, la sospensione di Cofnas e il clima da caccia alle streghe a Cambridge
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Redazione Esteri
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Da alcune settimane un caso, quello di Jason Arday, tiene banco nel mondo anglosassone. In Italia è quasi sconosciuto, ma vale la pena raccontarlo perché dietro si intravede il ritratto di un sistema culturale e politico che, nel nome dell’agenda DEI (Diversità, Equità e Inclusione), produce falsi miti, assidui falsari e irrimediabili tragedie. Di primo acchito, la vicenda sembra uscita da una serie televisiva con solide ascendenze woke, eppure gli sviluppi giudiziari e accademici degli ultimi giorni restituiscono un quadro molto più cupo e complesso di quanto si possa immaginare.
La sospensione di Nathan Cofnas per razzismo
L’accademico americano che per primo accusò Jason Arday di plagio, Nathan Cofnas, è stato sospeso dall’Università di Ghent in Belgio per razzismo. Cofnas, in possesso di un dottorato in filosofia a Oxford ed ex collega di Arday alla Cambridge University, fu il primo a sostenere che il giovane sociologo britannico – la cui famiglia era originaria del Ghana – avesse copiato parti della propria tesi di laurea.
La notizia della sospensione è stata diffusa dagli organi di stampa internazionali, che hanno riportato le dichiarazioni dello stesso Cofnas, il quale ha scritto sul social network X di essere sottoposto a un’indagine per discriminazione. L’Università di Ghent ha confermato il provvedimento, sottolineando che la morte del professore di Cambridge dovrebbe spingere a una profonda riflessione.
Le accuse di plagio e il suicidio del professore
La furia di una folla virtuale, trasformatasi poi in un vero e proprio linciaggio mediatico, ha travolto Jason Arday fino al tragico epilogo. Il professore di Cambridge, accusato di plagi e millanterie, è stato trovato morto lo scorso 14 agosto nella sua abitazione, in circostanze che hanno sollevato immediatamente un’ondata di indignazione planetaria. La polizia metropolitana, pur non avendo reso noto il nome ufficiale della vittima per motivi di policy, ha dichiarato che la morte è stata trattata come "imprevista" ma non sospetta.
La veglia funebre tenutasi a Londra ha visto la partecipazione di oltre 30.000 persone, mentre una petizione ha raccolto centinaia di migliaia di firme per chiedere un’inchiesta pubblica sul ruolo dei media. La folla gridava “shame on the media”, ovvero vergogna ai media, ritenuti corresponsabili della campagna persecutoria contro di lui per il presunto plagio della tesi di dottorato e dei titoli accademici.
Le responsabilità dell’Università di Cambridge
Il rettore dell’Università di Cambridge, Deborah Prentice, ha ammesso di condividere le preoccupazioni sollevate dalla nomina di Arday, che nel 2023 era diventato il professore nero più giovane nella storia dell’ateneo. In una lettera indirizzata al personale, Prentice ha riconosciuto la "rabbia e l'ansia" generate da questo caso dannoso e ha annunciato un'indagine indipendente, condotta da accademici senior interni ed esterni a Cambridge, per far luce sulle circostanze della nomina di Arday e sul suo operato.
L'indagine, che dovrebbe iniziare il prima possibile, arriva dopo le dimissioni di Arday, il quale aveva negato ogni addebito di plagio, parlando di un "livello inesorabile di scrutinio pubblico e attacco personale". La Liverpool John Moores University (LJMU), che aveva conferito il dottorato ad Arday nel 2015, aveva già esaminato le accuse di plagio l'anno scorso, senza trovare elementi per sostenere la tesi del copia-incolla.
La campagna mediatica e le reazioni politiche
Il cancelliere dell’Università di Cambridge, Lord Chris Smith, ha parlato apertamente di una "frenesia razzista" nei confronti di Arday, sottolineando come fosse possibile sostenere l'importanza dell'integrità accademica senza partecipare a un simile accanimento. Le critiche alla stampa si sono moltiplicate, con figure politiche come la deputata laburista Diane Abbott che hanno denunciato una "campagna mediatica viziosa e amara" scatenata contro il professore fin dalla sua nomina nel 2023.
Il primo ministro britannico, Andy Burnham, ha invitato alla riflessione, definendo la morte di Arday una "tragedia su molti livelli" e sottolineando che non è il momento di affrettare i giudizi, ma di chiedersi come si sia potuti arrivare a questo punto. La vicenda ha scatenato un acceso dibattito sul ruolo della diversity, equity and inclusion (DEI) nelle università, sulla responsabilità della stampa e sulla gestione del dissenso accademico, lasciando dietro di sé una scia di domande ancora senza risposta.
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