Raid ucraini contro le raffinerie, la Russia affronta una crisi di carburante tra code e possibili razionamenti

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   L'offensiva aerea ucraina si sta trasformando in un'emorragia silenziosa per l'economia russa, con il settore energetico nel mirino dei droni di Kiev. Nelle prime due settimane di agosto, secondo i dati raccolti dal progetto DeepStrike, sono state colpite almeno 43 infrastrutture petrolifere e di raffinazione in tutta la Federazione Russa, un numero che segna un record dall'inizio dell'invasione su vasta scala e che sta mettendo in ginocchio il mercato interno dei carburanti.

La risposta sul campo, tuttavia, non si è fatta attendere e la notte scorsa la capitale ucraina ha subito un attacco di droni per la settima notte consecutiva, mentre sulla città di Odessa un raid delle forze di Mosca ha causato almeno 17 feriti e danneggiato un grattacielo residenziale di 21 piani.

Crisi carburante e record di attacchi

La strategia ucraina, mirata a interrompere le linee di rifornimento e la capacità logistica dell'esercito russo, sta producendo effetti tangibili ben oltre il fronte. Il calo della produzione di benzina e diesel, conseguenza diretta dei danneggiamenti agli impianti di raffinazione, ha generato lunghe code alle stazioni di servizio in diverse regioni della Russia, alimentando il timore di un imminente razionamento.

Gli analisti del progetto DeepStrike sottolineano come l'intensità e la precisione degli attacchi abbiano raggiunto un picco senza precedenti nella prima metà del mese, colpendo non solo i grandi complessi petrolchimici ma anche i depositi di stoccaggio intermedi, creando un effetto a catena sull'intera catena di approvvigionamento.

Nonostante l'evidente tensione logistica, il presidente russo Vladimir Putin ha cercato di minimizzare la portata del fenomeno, definendo le difficoltà di rifornimento come «qualche inconveniente» legato alla stagione estiva e alla manutenzione programmata, una versione che però contrasta con le segnalazioni che arrivano dalle regioni meridionali e dagli Urali, dove le code ai distributori sono diventate ormai un'immagine consueta.

Odessa e Kiev nel mirino della risposta russa

La risposta militare della Russia si è concretizzata con una nuova, violenta ondata di attacchi aerei contro le città ucraine, come se Mosca volesse dimostrare che, nonostante le difficoltà interne, la capacità offensiva rimane intatta. La scorsa notte, la capitale Kiev è stata nuovamente bersagliata da un raid di droni, il settimo consecutivo, che ha tenuto la popolazione in stato di allarme per ore e ha messo a dura prova le difese aeree locali.

Ma il bilancio più pesante si è registrato a Odessa, dove le esplosioni hanno colpito un edificio residenziale di 21 piani, provocando il ferimento di almeno 17 persone e ingenti danni strutturali, in un attacco che ha riportato l'attenzione sulla vulnerabilità delle infrastrutture civili ucraine nonostante le promesse di protezione internazionale.

Questi raid notturni, caratterizzati dall'uso di droni kamikaze e missili da crociera, sembrano essere parte di una strategia russa volta a logorare le difese ucraine e a colpire il morale della popolazione, in una fase in cui l'esercito di Kiev sta invece concentrando le proprie risorse offensive proprio contro i nodi energetici del nemico.

La tensione diplomatica si allarga all'Occidente

Il conflitto, ormai stabilizzato su un fronte di logoramento, si allarga anche sul piano diplomatico e culturale, con Mosca che ha annunciato la chiusura delle sedi del Goethe-Institut a Mosca, San Pietroburgo e Ekaterinburg. La decisione, giunta in risposta alla chiusura della Casa Russa a Berlino da parte delle autorità tedesche, segna un'ulteriore escalation nella guerra simbolica che oppone la Russia all'Occidente, colpendo uno degli istituti culturali più radicati nel tessuto sociale russo.

Nel frattempo, sul terreno, i soccorritori ucraini hanno lavorato senza sosta per domare un vasto incendio sviluppatosi in un edificio non residenziale della zona industriale alla periferia di Sumy, un rogo provocato da precedenti attacchi russi che ha richiesto operazioni di spegnimento complesse a causa del costante rischio di ulteriori bombardamenti.

L'incendio, ormai liquidato, rappresenta l'ennesimo episodio di una guerra che colpisce indistintamente infrastrutture civili e militari, mentre la crisi del carburante in Russia e i continui raid sulle città ucraine dimostrano come nessuna delle due parti sia disposta a cedere, nonostante i costi umani ed economici sempre più elevati.

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