Bolognina, nell'ex XM24 inaugura il cohousing Fioravanti: undici case a canone calmierato

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Dove sei anni e mezzo fa si consumava, alle prime luci dell'alba, lo sgombero del centro sociale XM24, oggi sorge un modello inedito di residenza sociale. Nel quartiere della Bolognina, area simbolo per le trasformazioni politiche e urbanistiche della città, ha infatti inaugurato ufficialmente il cohousing Fioravanti, progetto che trasforma radicalmente l'identità dello storico sito di via Fioravanti, nato come mercato ortofrutticolo e divenuto poi presidio di controcultura. Un investimento pubblico di 4,6 milioni di euro, come riferito dalle istituzioni, ha permesso il completo restyling della struttura, restituendo alla collettività undici unità abitative destinate a undici nuclei familiari, tra cui singoli, coppie e famiglie con figli, tutti selezionati attraverso un bando pubblico.

Un progetto tra abitare collaborativo e memoria dei luoghi

Il nuovo complesso, presentato alla presenza del sindaco e della vicesindaca con delega alla casa, non si configura come un semplice palazzo di edilizia residenziale pubblica. Gli inquilini, ventisei persone in totale, hanno sottolineato come lo spirito del luogo sia stato in parte preservato e reinterpretato, definendo lo spazio come "antifascista e ispirato alle pratiche del buen vivir". Alcuni di loro, ormai insediati, hanno già iniziato a personalizzare i propri spazi esterni, esponendo bandiere della pace e altri simboli, mentre altri hanno anticipato gli addobbi natalizi in vista delle prime festività da trascorrere in questa nuova dimensione comunitaria. L'affitto medio, calmierato e concordato con l'amministrazione, si attesta intorno ai 420 euro mensili, cifra che rende il progetto accessibile a chi, altrimenti, faticherebbe a sostenere i costi del mercato privato.

La metamorfosi da simbolo dell'autogestione a esperimento di housing sociale

La transizione dall'XM24 al cohousing Fioravanti rappresenta, nel suo svolgersi, un caso di studio sulla riconversione degli spazi urbani e sulla persistenza di certi valori nei mutamenti di forma. Quello che per anni è stato un centro sociale autogestito, punto di riferimento per attività politiche e culturali alternative, ha ceduto il passo a un progetto abitativo strutturato e promosso dall'ente pubblico, in collaborazione con l'agenzia per la casa. La cesura fisica e giuridica con il passato, sancita dall'episodio dello sgombero, appare oggi mitigata dalla continuità ideale che alcuni residenti dichiarano di voler mantenere, pur all'interno di un quadro normativo e di regole condivise. La struttura, che conserva memoria della sua originaria destinazione commerciale, include ora anche aree verdi e un orto, elementi che rinsaldano il legame con una visione dell'abitare solidale e sostenibile.

Una risposta concreta al bisogno abitativo in un'area storicamente popolare

L'operazione, avviata nella sua fase progettuale quasi due anni fa e conclusa nella primavera scorsa, si inserisce in una politica abitativa che punta a creare alloggi a canone accessibile attraverso il recupero di immobili esistenti. La scelta del luogo non è casuale: la Bolognina, quartiere operaio e popolare che fu teatro dell'annuncio della fine del Partito Comunista Italiano, continua a essere al centro di dinamiche sociali significative. L'inaugurazione del cohousing segna quindi un nuovo capitolo per via Fioravanti, trasformando un luogo di conflitto e di vivace dibattito civile in un laboratorio di convivenza basato su principi di mutualità e di affordability, seppur all'interno di un perimetro definito dalle istituzioni. Il modello, che gli stessi promotori descrivono come un ibrido tra casa e centro sociale, prova a rispondere a bisogni concreti senza disperdere del tutto l'energia sociale che quel particolare angolo di città aveva saputo esprimere in passato.

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