Lo spread scende a 100 punti, ma il rischio sovrano resta: perché il dibattito sulla sicurezza dei Btp è fuorviante

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Lo spread tra i Btp italiani e i Bund tedeschi a dieci anni si è assestato ormai stabilmente attorno ai 100 punti base, un livello che non si registrava dal settembre 2021 e che, se confrontato con i picchi storici del 2011-2012 – quando toccò i 576 punti – sembrerebbe indicare una ritrovata fiducia degli investitori. Eppure, la discussione politica scatenata da queste cifre rischia di semplificare eccessivamente una dinamica ben più complessa.

Durante un question time al Senato, la premier Giorgia Meloni ha sostenuto che uno spread inferiore a 100 punti rappresenti un segnale di maggiore sicurezza dei titoli italiani rispetto a quelli tedeschi. Un’affermazione che, tuttavia, è stata immediatamente corretta dagli analisti finanziari: perché il rendimento dei Btp sia davvero più "sicuro" di quello dei Bund, lo spread dovrebbe essere negativo, non semplicemente ridotto. Il differenziale attuale, per quanto contenuto, indica comunque che il mercato continua a richiedere un premio per detenere debito italiano, seppur minimo.

Nella seduta del 16 maggio, lo spread ha oscillato tra i 100 e i 101 punti, con il rendimento del decennale sceso al 3,59%, mentre l’attenzione si sposta ora sul prossimo giudizio di Moody’s sul rating dell’Italia, previsto per venerdì. Sebbene il miglioramento delle condizioni finanziarie sia innegabile – complice anche la politica della Bce, che ha attenuato le tensioni sui mercati – resta il fatto che il rischio sovrano, pur diminuito rispetto agli anni della crisi, non è affatto azzerato.

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