Nba, Oklahoma cancella l’inizio da incubo e strappa il fattore campo a San Antonio
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Redazione Sport
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San Antonio – Il momento in cui tutto poteva crollare, per gli Oklahoma City Thunder, è durato esattamente tre minuti. In quella frazione di gioco, i campioni in carica hanno subito un parziale di 15-0, la scossa peggiore con cui si potesse aprire una gara-3 di finale di conference. Eppure, quella valanga iniziale – che sulla carta avrebbe dovuto spezzare le gambe a chiunque – si è trasformata nel prologo della più impressionante rimonta di questi playoff. Quando il tabellone del Frost Bank Center si è fermato sul 123-108, è stato chiaro a tutti che il fattore campo era cambiato di mano: la serie, ora, viaggia sul 2-1 per la truppa di Mark Daigneault.
L’onda della panchina che travolge gli Spurs
Se Shai Gilgeous-Alexander, con la sua doppia doppia da 26 punti e 12 assist, rappresenta la certezza assoluta di questo sistema, la vera sorpresa – forse l’unica capace di ribaltare l’inerzia di una partita che sembrava già scritta – è arrivata da dove nessuno se l’aspettava. La panchina dei Thunder, spesso considerata un’arma tattica, è diventata un’arma di distruzione di massa: 76 punti complessivi, una cifra che stabilisce un nuovo record per una squadra in una gara di finali di conference dall’avvento del formato a 16 squadre nel 1984. A guidare questa seconda unità ci hanno pensato due giocatori che, fino a ieri, avevano vissuto nell’ombra del quintetto titolare. Jared McCain, con 24 punti, e Jaylin Williams, che ne ha aggiunti 18 scoccando cinque triple dalla lunga distanza, hanno infatti firmato entrambi il proprio massimo in carriera nei playoff. Senza dimenticare Alex Caruso, il cui contributo di 15 punti impreziosisce ulteriormente una serata in cui la panchina ha rappresentato il 62% del totale punti segnati dalla squadra.
Il ritorno di Fox e il crollo dopo l’allarme
Dall’altra parte del campo, i San Antonio Spurs hanno pagato a caro prezzo lo scotto di un inizio fulminante. Il recupero di De’Aaron Fox, che ha disputato la sua prima gara nella serie dopo lo stop per un infortunio alla caviglia, aveva letteralmente caricato l’ambiente sugli equilibri più alti. I suoi 15 punti, insieme ai 24 del solito Victor Wembanyama, sembravano disegnare una serata perfetta per i padroni di casa, pronti a mettere la freccia sul 2. Invece, proprio quando la stanchezza avrebbe dovuto fare capolino, è accaduto l’opposto: gli Spurs hanno subito un parziale di 58-36 che li ha condannati a vincere solo il primo round della battaglia. L’assenza di soluzioni dalla panchina (appena 23 punti a referto) e la difficoltà nel gestire la pressione difensiva dei Thunder, specialmente nel secondo quarto, hanno vanificato quel vantaggio iniziale che era stato il migliore di sempre in una gara di conference finals dal 1997 a oggi.
La fisicità e il caso Williams
A rendere il quadro ancora più complesso per coach Mitch Johnson c’è la gestione di un roster già provato. Gli Spurs hanno provato a replicare l’intensità fisica mostrata in gara-1 – quella che aveva portato la serie al doppio overtime – ma si sono scontrati con una squadra abituata a giocare ai limiti del regolamento. Le tensioni sono esplose nella ripresa, con falli tecnici e qualche acceso battibecco che testimoniano quanto il clima sia rovente. Dall’altra parte, Oklahoma City ha dovuto fare a meno di Jalen Williams, fermo per un problema al tendine del ginocchio, ma ha dimostrato di avere una talpa talmente profonda da poter assorbire anche l’assenza di un All-Nba. La capacità di Daigneault di pescare soluzioni dalla panchina – e di trovarle sempre pronte – ha annullato ogni tentativo di rimonta locale.




