Nba, San Antonio stravince e costringe Oklahoma a gara-7: l’urlo di Wembanyama
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Redazione Sport
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Ci voleva una reazione furibonda per tenere vivo un sogno, e i San Antonio Spurs l’hanno prodotta nel modo più categorico possibile: con un 118-91 che non ammette repliche, inflitto agli Oklahoma City Thunder sul parquet amico dell’AT&T Center. La serie, ora sul 3-3, si giocherà tutto nella decisiva gara-7 in programma sabato notte in Oklahoma, dove si saprà chi, tra questi due giganti dell’Ovest, avrà l’onere e l’onore di affrontare i New York Knicks alle Finals.
La squadra di casa, con le spalle al muro dopo il ko rimediato in gara-5, ha messo fin da subito le cose in chiaro, costruendo un vantaggio iniziale che il diretto avversario non è mai riuscito a scalfire, anzi, ha visto crescere in modo esponenziale nei momenti cruciali della partita.
L’impero del colosso francese
Victor Wembanyama, reduce da una prestazione opaca nella precedente sconfitta, si è preso la scena con una furia devastante: 28 punti in 28 minuti, conditi da 10 rimbalzi e 3 stoppate che hanno letteralmente sbarrato la strada agli attaccanti avversari.
Il suo approccio alla partita, devo dire, è stato magistrale: dopo aver sofferto la fisicità difensiva dei Thunder nelle partite precedenti, il fenomeno francese ha aggiustato il tiro spostandosi sul perimetro, colpendo da tre con una precisione chirurgica (4/9) e costringendo i lunghi di Oklahoma a uscire dall’area, un movimento che ha spalancato le porte del pitturato per i compagni. Non solo numeri, dunque, ma una lezione di adattamento tattico che ha cambiato il volto della gara.
Il black-out in terzo quarto che decide la serie
Se la prima frazione aveva visto i padroni di casa volare sul 9-2 iniziale, è stato nel terzo quarto che il match è definitivamente scivolato via dalle mani dei campioni in carica. La difesa texana, asfissiante, ha innescato un parziale mostruoso di 20-0 che ha lasciato gli ospiti a bocca asciutta per oltre sette minuti consecutivi; un dato, quest’ultimo, che fotografa perfettamente il crollo offensivo della franchigia guidata da Shai Gilgeous-Alexander.
E c’è un aspetto che rende il dominio ancora più significativo: undici punti di quella serie, compreso l’allungo decisivo, sono arrivati con Wembanyama in panchina a rifiatare, un segnale preoccupante per l’avversario perché dimostra quanto il collettivo di San Antonio fosse stracarico e concentrato. A nulla è servito il rientro in campo di Jalen Williams (out per infortunio dalla gara-2), apparso evanescente e limitato nel minutaggio.
Difesa assassina e gesti di sfida
Gilgeous-Alexander, il faro e mvp dell’ultima stagione, è stato annullato da una difesa a tappeto che non gli ha concesso i suoi abituali spazi a metà distanza: per lui, al termine della sofferenza, solo 15 punti con un preoccupante 6/18 al tiro, una delle sue prestazioni più grigie in questi playoff. La pressione sul portatore di palla, abbinata a una protezione del ferro quasi maniacale, ha costretto Oklahoma a un’emorragia di errori che ha fatto il paio con la tensione agonistica palpabile sul parquet.
In una gara già infuocata sul piano tecnico, non sono mancati i momenti di tensione vera e propria: dopo una stoppata monumentale su Chet Holmgren, Devin Vassell non si è limitato a festeggiare, ma ha spinto con entrambe le mani il lungo rivale, un contatto fisico che ha riacceso gli animi e certificato la determinazione spavalda degli Spurs.




