Remuzzi racconta la guarigione del Papa: «Una prognosi sfavorevole, ma l’evoluzione è stata la migliore possibile»
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Redazione Interno
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Il professor Giuseppe Remuzzi, nefrologo e immunologo di fama internazionale nonché direttore dell’Istituto Mario Negri, ha parlato senza reticenze delle condizioni di Papa Francesco durante il recente ricovero al Policlinico Gemelli. «Un paziente di 88 anni, con una storia di malattie polmonari, insufficienza respiratoria cronica e una polmonite bilaterale causata da un’infezione virale aggravata da batteri, ha una prognosi del tutto sfavorevole», ha spiegato. Eppure, come ha sottolineato lo stesso specialista, «l’evoluzione che il paziente Francesco ha avuto è la migliore che si potesse immaginare».
Remuzzi, che ha scelto di riferirsi al Pontefice non in quanto figura spirituale ma come a un qualsiasi altro malato, ha evidenziato come la sua storia clinica offra spunti di riflessione. «Ci insegna molto», ha aggiunto, senza entrare nel merito di quelle che potrebbero essere considerate circostanze eccezionali. Intanto, Francesco prosegue la convalescenza a Casa Santa Marta, alternando terapie riabilitative al lavoro quotidiano e alla celebrazione della Messa, segno di un recupero che procede senza intoppi.
Durante i 38 giorni di degenza, il Papa ha dovuto affrontare non solo la battaglia contro la malattia, ma anche le voci – infondate e amplificate dai social – che ne davano per morto. Il professor Sergio Alfieri, a capo dell’équipe medica che lo ha seguito, ha parlato di una ripresa quasi miracolosa, pur evitando toni trionfalistici. Quella notte del 28 febbraio, quando le sue condizioni apparvero più critiche, il Pontefice visse momenti di angoscia, come accade a chiunque si trovi a confrontarsi con la propria fragilità. Un’esperienza universale, che non si esaurisce nella fede ma tocca l’essenza stessa dell’essere umano.




