La furia di Bruxelles per i raid su Kiev, mentre Trump vende armi all'Ucraina
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Redazione Esteri
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L’offensiva missilistica russa su Kiev, la più violenta dalla fine di luglio, ha provocato un bilancio — tuttora provvisorio, considerato che le operazioni di soccorso proseguono — di almeno ventitré vittime, tra le quali, stando alle prime ricostruzioni delle autorità locali, anche quattro bambini. L’attacco, sferrato mediante l’impiego coordinato di quasi seicento droni e di oltre trenta missili — inclusi quelli ipersonici di tipo Kinzhal —, non ha risparmiato neppure la sede diplomatica dell’Unione europea, riportando danni ingenti e offrendo una rappresentazione plastica delle intenzioni del Cremlino.
Una reazione di sdegno, per ciò che la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha definito «un altro triste monito», è giunta immediatamente da Bruxelles, la quale — attraverso le sue parole — ha sottolineato come il Cremlino «non si fermerà davanti a nulla pur di terrorizzare l’Ucraina, uccidendo alla cieca civili e prendendo di mira persino l’Unione europea». Proprio per questo, von der Leyen ha annunciato l’intenzione di recarsi personalmente ai confini con la Russia, in un tour che assume un chiaro significato simbolico, mentre si preannunciano nuove sanzioni.
Parallelamente, l’amministrazione Trump — il cui tentativo di mediazione tra Mosca e Kiev, peraltro, sembra attualmente in stallo — ha autorizzato una nuova vendita di armamenti all’Ucraina del valore di 825 milioni di dollari. Il pacchetto, destinato a potenziarne le capacità difensive, include missili a raggio esteso e relative attrezzature, segnando una decisa presa di posizione in un contesto bellico che, nonostante i colloqui avviati, continua a mietere vittime innocenti




