Eni, scoperto un maxi giacimento di gas al largo dell’Egitto: 56 miliardi di metri cubi nel Mediterraneo orientale
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Redazione Economia
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Non è certo un segreto che il conflitto in corso tra Israele e Iran abbia riscritto le priorità energetiche di mezza Europa, né che il Mediterraneo orientale si sia trasformato in un teatro geopolitico dove si incrociano interessi strategici e pipeline. È in questo scenario, segnato dall’impennata dei prezzi delle materie prime e dalla caccia a fornitori alternativi, che il colosso italiano Eni ha piazzato un’altra tessera importante del suo mosaico esplorativo. L’annuncio, arrivato in queste ore, conferma una scoperta significativa di gas naturale e condensati nella concessione Temsah, al largo delle coste egiziane; una scoperta che, per volume e tempismo, assume i contorni di una potenziale ancora di salvezza per il Cairo e, di riflesso, per quei paesi Ue che guardano al Nord Africa come a un corridoio prioritario per diversificare l’approvvigionamento.
I numeri del tesoro sommerso: una dote da 2 trilioni di piedi cubi
Secondo le stime preliminari diffuse dalla stessa società guidata dall’amministratore delegato, il pozzo esplorativo battezzato Denise W 1 – situato a circa 70 chilometri dalla costa, in un tirante d’acqua di 95 metri – conterrebbe un volume iniziale di gas pari a circa 2 trilioni di piedi cubi, l’equivalente di 56 miliardi di metri cubi. A questi si aggiungono 130 milioni di barili di condensati associati, un dettaglio tutt’altro secondario perché ne aumenta il valore commerciale e la flessibilità di utilizzo. Per avere un termine di paragone concreto, basti pensare che i consumi annuali dell’Italia si attestano intorno ai 63 miliardi di metri cubi; ciò significa che il solo giacimento appena scoperto potrebbe coprire quasi per intero il fabbisogno nazionale per un anno, un dato che restituisce la portata reale dell’operazione. La perforazione, va ricordato, è stata resa possibile grazie all’accordo vincolante firmato già nel luglio 2025 con l’Egitto (attraverso le società Egpc ed Egas) per il rinnovo ventennale della concessione Temsah, a dimostrazione di come le relazioni di lungo periodo tra Roma e Il Cairo continuino a produrre frutti tangibili nonostante le turbolenze regionali.
La guerra come acceleratore: il contesto di un mercato in tilt
Se questa scoperta fosse avvenuta in un momento di mercato stabile, avrebbe comunque rappresentato una notizia di rilievo per l’industria; ma accade mentre il conflitto tra l’Iran e le forze israeliane (con il coinvolgimento diretto degli Stati Uniti) sta mettendo in ginocchio le rotazioni commerciali del Golfo Persico. Da quando, ormai più di un mese fa, le ostilità hanno preso di mira le infrastrutture energetiche, il prezzo del gas in Europa è letteralmente raddoppiato, toccando punte del +89% sui mercati olandesi del Ttf, con ripercussioni a catena su Francia, Germania e Gran Bretagna. L’interruzione forzata del transito nello Stretto di Hormuz – da cui passa una fetta significativa del Gnl mondiale – e i danni riportati da impianti cruciali come quello qatariota di Ras Laffan hanno creato un vuoto di offerta che i giacimenti nordafricani, in questo momento, possono contribuire a riempire solo in parte. Ecco perché l’oro blu estratto da Denise W 1, e la sua vicinanza (meno di 10 chilometri) alle infrastrutture già esistenti del vicino campo di Temsah, in produzione dal lontano 2001, rappresenta un vantaggio competitivo immediato: non servono anni per costruire nuovi gasdotti o piattaforme, perché l’allaccio è quasi pronto.
Il ruolo di Eni e la strategia del “near-field”
L’amministratore delegato dell’Eni può dunque guardare con una certa soddisfazione a questa ennesima conferma della strategia cosiddetta “near-field”, cioè quella che punta a cercare idrocarburi vicino a impianti già esistenti per ridurre tempi e costi di sviluppo. Non è un caso che il Cane a sei zampe operi in Egitto fin dal 1954, né che gestisca attraverso la joint venture Petrobel (con la partecipazione dell’Egitto) il vicino gigante Zohr, scoperto nel 2015 e ancora cruciale per i bilanci energetici del paese. Tuttavia, mentre Zohr ha mostrato segni di declino produttivo negli ultimi anni (da oltre 3 miliardi di piedi cubi al giorno nel 2019 a circa 1,9 nel 2024), questa nuova riserva sembra destinata a rivitalizzare un’area che si dava per matura. Eni detiene il 50% del contratto in questa specifica concessione, mentre l’altra metà è nelle mani della britannica Bp, a riprova del fatto che le grandi major preferiscono condividere i rischi esplorativi pur di mantenere il passo in una regione ad alta intensità capitalistica.
Le ricadute per l’Egitto tra crisi e autonomia
Per l’Egitto di al-Sisi, alle prese con una crescita demografica che supera i 110 milioni di abitanti e una pressione quotidiana sulle forniture elettriche, la scoperta arriva come un balsamo in un momento storico difficile. Il governo egiziano, che già a marzo aveva dovuto aumentare i prezzi dei carburanti fino al 30% e imporre misure di razionamento come lo spegnimento dell’illuminazione pubblica e la chiusura anticipata dei negozi, punta a raggiungere l’autosufficienza nel settore del gas entro il 2030. Questi 56 miliardi di metri cubi rappresentano un tassello fondamentale per raggiungere quell’obiettivo, anche se i numeri attuali dicono che la produzione interna (circa 41 miliardi di piedi cubi al giorno) copre ancora meno della domanda nazionale (62 miliardi). In attesa che il pozzo Denise entri a regime, e nelle more di una guerra che non accenna a placarsi, il Cairo stringe accordi su accordi – come quello da 5 miliardi firmato con Arcius Energy per lo sviluppo del campo Harmattan – nella speranza che il Mediterraneo orientale possa sopperire a ciò che il Golfo, oggi, non può più garantire.
Meta Description: Scoperto dall’Eni un maxi giacimento di gas in Egitto (56 miliardi di mc). La guerra tra Israele e Iran fa impennare i prezzi in Europa.




