La guerra di Trump alla Fed e l'indagine su Powell scuotono Wall Street

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Redazione Economia Redazione Economia   -   La Corte Suprema degli Stati Uniti, chiamata a pronunciarsi entro il 21 del mese, potrebbe rappresentare l'ultimo baluardo istituzionale in grado di frenare l'assalto del presidente Donald Trump alla Federal Reserve, un assalto che, nelle intenzioni del tycoon, mira a piegare l'ente al suo volere trasformandolo di fatto in una "banca di Stato". Trump, che non ha mai fatto mistero del suo risentimento verso la politica monetaria indipendente condotta dal governatore Jerome Powell, ha recentemente rinnovato con veemenza le sue critiche, definendo pubblicamente Powell, in una escalation verbale senza precedenti, "incompetente o corrotto". Queste accuse, che travalicano il mero dissenso politico-economico, si sono ora materializzate in un'azione giudiziaria concreta, basata su un'indagine per la gestione di un costoso progetto di ristrutturazione della sede centrale della Fed, un'indagine che il governatore ha a sua volta bollato come un "atto senza precedenti" e una minaccia palese alla stessa autonomia della banca centrale.

Il braccio di ferro giudiziario e gli obiettivi politici

La lotta, passata dalle asperrime critiche pubbliche al terreno della contestazione di ipotetici reati, rivela obiettivi precisi. Attraverso il dipartimento di Giustizia, infatti, l'amministrazione Trump punta a creare una situazione di tale pressione da indurre Powell a rassegnare le dimissioni non solo dall'incarico di presidente, il cui mandato non rinnovabile scadrà a maggio, ma anche dal consiglio dei governatori, dove potrebbe, in base allo statuto dell'istituto, permanere fino al 2028. La rimozione di Powell da entrambi i ruoli aprirebbe la strada a un ricambio totale alla guida dell'ente, permettendo a Trump di nominare figure più allineate con la sua visione di una politica monetaria estremamente accomodante, caratterizzata da tagli dei tassi di interesse che il tycoon invoca da tempo per sostenere i mercati e l'economia in vista della prossima scadenza elettorale.

I riflessi sui mercati finanziari globali

Sui mercati finanziari, intanto, questa guerra istituzionale ha scatenato reazioni a catena che alcuni analisti non esitano a definire paragonabili a uno scenario da "guerra nucleare". L'incertezza sull'indipendenza della Fed e sulla futura direzione della politica monetaria statunitense ha infatti innescato una fuga dagli asset denominati in dollaro, spingendo molti investitori verso rifugi tradizionali come l'oro, il cui prezzo ha toccato nuovi record storici. La nervosità, secondo gli operatori, è destinata a perdurare almeno fino a maggio, quando si concluderà il mandato di Powell e sarà chiaro chi prenderà le redini dell'istituzione più influente per gli equilibri finanziari mondiali.

Uno scontro destinato a segnare un'epoca

Lo scontro tra la Casa Bianca e la Federal Reserve, pertanto, trascende la semplice divergenza tra un presidente e il governatore della banca centrale da lui stesso nominato in passato. Esso rappresenta un test cruciale per i contrappesi del sistema americano, poiché mette alla prova la capacità delle istituzioni, a cominciare dalla Corte Suprema e dallo stesso apparato giudiziario, di proteggere l'autonomia di un pilastro fondamentale dell'economia. Le prossime settimane, con la possibile sentenza dei giudici supremi e l'evolversi dell'inchiesta, disegneranno il futuro non solo della Fed ma dello stesso ruolo del dollaro come valuta di riferimento globale, in un contesto dove la politica tenta di sottomettere la tecnica e dove i mercati, quelli sì privi di bandiere, votano già con i capitali cercando porti sicuri in acque sempre più agitate.

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