Air Force One, il regalo del Qatar e i mandati ai reporter del Nyt: l’amministrazione Trump mette sotto pressione i giornalisti

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   L’amministrazione Trump ha emesso mandati di comparizione nei confronti di quattro giornalisti del New York Times, intimandoli a testimoniare davanti a un gran giurì federale a Manhattan. La misura, che rappresenta un’escalation senza precedenti nel rapporto tra la Casa Bianca e la stampa americana, è legata alla pubblicazione di due articoli che sollevavano seri dubbi sulla sicurezza del nuovo Air Force One, il lussuoso aereo presidenziale donato dagli Stati Uniti dal Qatar. I reporter Julian E.

Barnes, Eric Lipton, Tyler Pager e Eric Schmitt hanno ricevuto l’intimazione, in alcuni casi direttamente a casa loro da parte di agenti federali, e sono ora chiamati a deporre mercoledì prossimo per chiarire le fonti delle loro rivelazioni.

La sicurezza del nuovo velivolo presidenziale al centro della bufera

Il caso ha origine dalla scelta, avvenuta la scorsa settimana, di Donald Trump di utilizzare per la prima volta il nuovo Boeing 747-8, un aereo di fabbricazione statunitense donato dalla famiglia reale del Qatar e valutato circa 400 milioni di dollari. Il velivolo, che sostituisce i vecchi modelli in servizio da oltre trent’anni, è stato accolto con entusiasmo dal presidente, che ne ha esaltato il lusso e l’opportunità di risparmio per i contribuenti americani.

Tuttavia, durante il viaggio di ritorno dal vertice Nato di Ankara, con un improvviso cambio di programma, Trump ha abbandonato il nuovo aereo per il vecchio Air Force One durante uno scalo tecnico a Mildenhall, in Inghilterra. Il New York Times ha rivelato che questa scelta è stata dettata da pressing dei servizi segreti (Secret Service), preoccupati per le carenze del velivolo donato in termini di sistemi di difesa avanzati, tra cui le contromisure antimissile.

Fonti anonime hanno spiegato al giornale che il tempo a disposizione e le risorse non sarebbero state sufficienti per installare tutte le apparecchiature di sicurezza tipiche di un aereo presidenziale, rendendo rischioso l’utilizzo in zone considerate ad alto rischio, come la Turchia, in un momento di forti tensioni con l’Iran.

La reazione dell’amministrazione e la difesa della stampa

La risposta dell’amministrazione non si è fatta attendere. Il Dipartimento di Giustizia, attraverso il procuratore federale del distretto sud di New York Jay Clayton, ha aperto un’indagine per presunta fuga di notizie classificate, notificando i mandati ai giornalisti. L’accusa è che le informazioni sui limiti di sicurezza del velivolo, essendo coperte da segreto, siano state divulgate illegalmente.

La portavoce del Dipartimento ha precisato che i reporter non sono il bersaglio dell’inchiesta, ma persone funzionali all’identificazione dei funzionari che avrebbero violato il segreto di Stato. Il New York Times ha prontamente condannato l’iniziativa come un atto di intimidazione, una "mossa spudorata" finalizzata a impedire al pubblico di conoscere il funzionamento del proprio governo.

David McCraw, il principale legale del giornale, ha dichiarato che l’apparizione di agenti federali sulla porta dei giornalisti è uno shock per la coscienza di ogni americano che crede nella Costituzione e nella libertà di stampa.

Il precedente e le negazioni dalla Casa Bianca

La mossa dell’amministrazione Trump si inserisce in un contesto di rapporti tesi con i media, dopo che già in precedenza erano stati emessi mandati per giornalisti del Washington Post e del Wall Street Journal, poi ritirati. Contrariamente a quanto riportato, il presidente ha minimizzato ogni rischio, dichiarando di essere sempre in cima alla lista delle minacce; il suo portavoce, Steven Cheung, ha difeso la sicurezza del nuovo Air Force One, definendolo un velivolo all’avanguardia dotato di protocolli di sicurezza di alto livello.

L’Aeronautica militare, dal canto suo, ha riconosciuto che l’aereo donato è una soluzione temporanea in attesa dei nuovi modelli, ma ha garantito che non è stato corso alcun rischio in termini di sicurezza. Nonostante le rassicurazioni ufficiali, la scelta di utilizzare un aereo di provenienza estera per la massima carica dello Stato, senza che fossero stati effettuati tutti gli aggiornamenti necessari, ha acceso un dibattito che ora rischia di trasformarsi in un nuovo, duro scontro giudiziario sulla libertà d’informazione.

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