Roberta Petrelluzzi, il caso Garlasco e la tv: "Mai trattato in Un giorno in pretura, me ne vanto"

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   Mentre il delitto di Garlasco continua a occupare le prime pagine dei giornali e le scalette dei programmi televisivi, c'è una voce che, forte della sua lunga esperienza in una delle trasmissioni più autorevoli del panorama italiano, sceglie di prenderne nettamente le distanze. Roberta Petrelluzzi, da quasi quarant'anni il volto e la mente di "Un giorno in pretura" su Rai 3, ha rotto il silenzio per esprimere tutto il suo disappunto verso quella che definisce una vera e propria deriva spettacolarizzante della cronaca nera.

Intervistata dal Corriere della Sera, la giornalista ha bollato come "una vergogna, una esagerazione" il modo in cui il caso di Chiara Poggi viene trattato in televisione, sottolineando come questo genere di narrazione finisca per allontanarsi dall'obiettivo principale del giornalismo giudiziario: la comprensione dei fatti attraverso il lavoro delle aule di giustizia.

La scelta di una vita: "Non me ne sono mai occupata, ed è un vanto"

Alla domanda se si fosse mai occupata del caso Garlasco, o se intendesse farlo in futuro, la risposta di Roberta Petrelluzzi è stata secca e inequivocabile: "No, ed è un vanto". Una dichiarazione che suona quasi come un manifesto programmatico per una conduttrice che ha fatto della rigorosità e dell'approfondimento il suo marchio di fabbrica. La Petrelluzzi ha precisato che, semmai, si occuperà della vicenda solo se si arriverà a un nuovo processo, ma "non con piacere".

Questa presa di posizione arriva in un momento in cui il caso è tornato prepotentemente al centro dell'attenzione mediatica, complice la nuova inchiesta della Procura di Pavia che ha portato all'iscrizione nel registro degli indagati di Andrea Sempio, un amico del fratello della vittima, per il quale gli inquirenti hanno ipotizzato un movente legato a un approccio sessuale rifiutato.

La scelta di Petrelluzzi, dunque, non è casuale, ma rappresenta una presa di distanza netta da una certa televisione che, come lei stessa afferma, "rende tanto e costa poco", in contrapposizione al lavoro certosino di "Un giorno in pretura", che invece "costa tanto e rende poco".

Il metodo "Un giorno in pretura" e la "bolla" mediatica

Nato nel lontano 1988 come evoluzione del programma "In pretura", "Un giorno in pretura" ha costruito la sua fortuna sulla capacità di trasformare le aule giudiziarie in un grande affresco della realtà italiana, coprendo a 360 gradi processi che andavano da quelli pretorili fino alla Corte d'Assise. Un approccio che, secondo la conduttrice, mirava a un obiettivo ben preciso: "aiutare a ragionare", a far capire che le cose non sono sempre come appaiono e che è necessario distinguere tra i fatti e la loro rappresentazione.

Proprio per questo, il fenomeno mediatico legato a Garlasco viene paragonato dalla giornalista a una "bolla gigantesca, che poi scoppierà sulla testa delle persone". Petrelluzzi ha rievocato il caso di Alfredino Rampi, il bambino caduto in un pozzo a Vermicino nel 1981, come un precedente di un'analoga "magia nera" che cattura il pubblico, trasformandosi in una sorta di droga dalla quale è difficile sottrarsi.

La posizione su Stasi e il male incontrato con Izzo

Nel suo intervento, Roberta Petrelluzzi ha espresso anche un'opinione chiara riguardo alla posizione di Alberto Stasi, l'ex fidanzato di Chiara Poggi condannato in via definitiva a 16 anni di reclusione per l'omicidio. "Alberto Stasi è stato assolto per ben due volte. Allora: basta, interrompiamo. Se in primo grado e in appello non sono riusciti a trovare le prove sufficienti si deve chiudere", ha affermato la giornalista.

Una presa di posizione che riflette il suo rigore nel considerare la conclusione di un processo come un punto di arrivo, al di là del clamore mediatico. Parlando invece del "male" incontrato nella sua lunga carriera, Petrelluzzi non ha avuto dubbi nell'indicare Angelo Izzo, uno dei protagonisti del massacro del Circeo, come l'incarnazione più pura di quel concetto: "Non è follia la sua, è un'altra cosa".

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