Epatite A in Campania, scatta l’allarme contagi: 180 casi tra Napoli e Caserta, sindaci firmano ordinanze per i frutti di mare crudi
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Redazione Salute
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L’onda lunga del contagio, quella che da fine gennaio non accenna a rallentare, ha trasformato un’inquietante statistica in un’emergenza sanitaria locale. In Campania il numero complessivo dei casi di epatite A (HAV) ha superato quota 180, con un’accelerazione che ha interessato in particolare le province di Napoli e Caserta, sebbene il fenomeno, a macchia di leopardo, si stia estendendo a tutte le Asl del territorio regionale. La lettura dei dati, peraltro, acquisisce un peso specifico maggiore se confrontata con il quadro epidemiologico nazionale: nel 2024, infatti, i 443 casi registrati in tutta Italia lasciavano intravedere un trend in risalita già dal 2023, sebbene concentrato prevalentemente nelle regioni del Centro-Nord – Lombardia, Toscana, Emilia Romagna, Lazio – dove il contagio risultava associato a precise abitudini alimentari, come il consumo di pesce crudo, o a fattori di rischio specifici quali i viaggi internazionali e i rapporti omosessuali tra uomini.
L’attenzione, oggi, si è spostata con forza sulle coste campane, dove l’incremento dei ricoveri ha costretto le amministrazioni locali a intervenire con misure straordinarie. A Castellammare di Stabia, il sindaco Luigi Vicinanza ha firmato nella serata di ieri un’ordinanza urgente e contingibile – un provvedimento resosi necessario, come si legge nel documento, dopo la nota ufficiale del Dipartimento di Prevenzione dell’ASL Napoli 3 Sud – che impone lo stop alla somministrazione e al consumo di frutti di mare crudi in tutti gli esercizi pubblici e ristoranti della città. Il provvedimento, d’altronde, non è isolato: la stessa ASL Napoli 3 Sud aveva già rilevato, a partire dal mese di gennaio, ben 52 episodi nel proprio territorio di competenza, un numero sufficiente a giustificare l’allerta.
Il quadro epidemiologico e il peso dei numeri ospedalieri
A rendere più complessa la gestione della fase acuta, spicca il dato che arriva dall’ospedale Cotugno di Napoli, polo di riferimento per le malattie infettive. Nella sola giornata odierna, la struttura ha registrato 14 nuovi accessi legati al virus dell’epatite A. Questi ricoveri, che si sommano a un totale regionale di 133 contagi rilevati attraverso il sistema di sorveglianza, delineano con chiarezza i confini di quello che gli esperti definiscono un “cluster locale” di dimensioni significative. La preoccupazione, in realtà, non risiede solo nel numero assoluto, ma nella velocità di diffusione che il focolaio sta mostrando, costringendo i reparti di malattie infettive a una riorganizzazione delle risposte assistenziali.
Le reazioni istituzionali e l’appello alla precauzione alimentare
La reazione istituzionale, in queste ore, si è caratterizzata per una serie di interventi mirati a interrompere la catena del contagio, sospettata di essere legata al consumo di molluschi crudi o poco cotti. Il sindaco di Benevento, Clemente Mastella, ha firmato un’ordinanza analoga per la tutela della salute pubblica, sottolineando come l’obiettivo primario sia quello di “contenere e annullare il rischio di contagio”. Mastella, intervenendo anche in qualità di presidente del Comitato dei Sindaci dell’Asl, ha lanciato un appello esplicito ai colleghi amministratori affinché adottino provvedimenti analoghi, nell’ottica di uniformare le misure di prevenzione sull’intero territorio provinciale. Le dichiarazioni rilasciate, improntate a un necessario equilibrio tra allerta e gestione del rischio, hanno cercato di scongiurare derive allarmistiche pur ribadendo la necessità di “mettere in campo tutte le misure utili a salvaguardare la salute”.
La sicurezza alimentare al centro dell’indagine preventiva
I riflettori, in questo frangente, si concentrano inevitabilmente sulla filiera alimentare e sulla sicurezza della rete idrica, sebbene gli esperti abbiano già fornito rassicurazioni sul fatto che non sussistano al momento criticità relative all’acqua potabile. L’attenzione, invece, resta alta sulla filiera dei prodotti ittici: l’epatite A, si ricorda, è un’infezione che si trasmette per via fecale-orale, e i frutti di mare – in particolare se consumati crudi – rappresentano un veicolo tradizionale del virus quando provengono da acque contaminate. L’ordinanza firmata a Castellammare di Stabia, così come quelle che probabilmente seguiranno in altri comuni, intende proprio ridurre al minimo questo fattore di esposizione, imponendo un regime temporaneo di divieto che colpisce direttamente la ristorazione. Per i cittadini, la raccomandazione implicita che traspare dalle disposizioni è chiara: fino a quando la situazione non tornerà sotto controllo, evitare il consumo di frutti di mare crudi resta la principale forma di prevenzione individuale.




