Dazi e panico finanziario: i mercati asiatici affondano, Trump paragona il crollo a "una medicina"
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Redazione Esteri
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Mentre l’Europa si prepara all’apertura delle borse, attesa con apprensione dopo il tracollo di Wall Street, l’Asia registra un nuovo, drammatico tonfo. Tokyo, Hong Kong e Taipei sono precipitate in territorio negativo, trascinate dal vento di panico che soffia dai mercati statunitensi, dove venerdì gli indici hanno chiuso in rosso profondo. Il Nikkei 225, principale benchmark della Borsa giapponese, ha toccato un calo del 7,4%, con picchi ancora più severi per alcuni titoli: Nintendo e Sony hanno perso oltre il 10%, mentre le aziende taiwanesi di semiconduttori, cruciali per le catene globali di approvvigionamento, sono state tra le più colpite.
A Hong Kong, l’indice Hang Seng è crollato del 9,2%, e Shanghai non è andata meglio, con un avvio di settimana che ha confermato i timori di una spirale negativa. I futures americani, intanto, segnalano ulteriori ribassi: lo S&P 500 è giù del 2,5%, il Dow Jones del 2,1%, mentre il Nasdaq, più esposto alla volatilità tecnologica, ha bruciato il 3,1%.
Donald Trump, a bordo dell’Air Force One, ha liquidato il panico dei mercati con un paragone sanitario: «A volte bisogna prendere medicine amare per guarire», ha detto ai giornalisti, riferendosi ai dazi come a una necessità per riequilibrare l’economia americana. Pechino, dal canto suo, ha già annunciato ritorsioni, alimentando lo spettro di una guerra commerciale senza precedenti, che rischia di trasformarsi in un boomerang per la crescita globale.




