Torture nel carcere di Trapani, undici agenti agli arresti domiciliari

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Nel carcere "Pietro Cerulli" di Trapani, un'operazione condotta dagli investigatori del Nucleo investigativo centrale (Nic) ha portato all'arresto di undici agenti di polizia penitenziaria, accusati di torture e abusi nei confronti dei detenuti del reparto Blu, destinato all'isolamento. Gli arresti, convalidati per tutti gli agenti coinvolti, sono stati eseguiti mercoledì scorso, e gli indagati sono stati posti agli arresti domiciliari.

Le intercettazioni, che hanno svelato una serie di pestaggi e maltrattamenti, mostrano un quadro inquietante: uno degli agenti arrestati, infatti, ha dichiarato che "il detenuto si deve legnare", aggiungendo che a Ivrea, dove aveva precedentemente prestato servizio, si agiva nello stesso modo. Le conversazioni intercettate rivelano anche che, durante le violenze, gli agenti ammonivano i detenuti a non toccare i colleghi, minacciando di colpire anche i medici che tentavano di intervenire.

Il carcere di Trapani, con decine di agenti coinvolti in episodi di violenza, rappresenta un esempio di un sistema che, purtroppo, non può essere giustificato con la semplice presenza di "mele marce". Le dichiarazioni dei Segretari dei Giovani Democratici di Paceco, Marsala e Mazara, Antonino Occhipinti, Riccardo Patti e Antonino Signorello, esprimono una ferma condanna degli abusi, sottolineando la necessità di un intervento deciso per ristabilire la dignità e i diritti dei detenuti.

L'inchiesta, che ha portato alla luce questi gravi episodi, prosegue con l'obiettivo di fare piena luce sui fatti e di individuare tutte le responsabilità.

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