Beko, salvo lo stabilimento di Comunanza ma restano incertezze su Fabriano e Melano

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Redazione Economia Redazione Economia   -   La vertenza Beko, che da mesi tiene in bilico migliaia di lavoratori in Italia, ha registrato un primo, parziale spiraglio di luce con la decisione della multinazionale turca di mantenere operativo lo stabilimento di Comunanza, nelle Marche. La fabbrica, che impiega 320 addetti nella produzione di lavatrici e asciugatrici, era stata inizialmente destinata alla chiusura entro la fine del 2025 secondo il piano industriale presentato da Beko lo scorso novembre. Un’inversione di rotta arrivata dopo un incontro tra il Ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, e i vertici di Arcelik, holding turca proprietaria del marchio Beko.

Tuttavia, come sottolineato da Daniela Ghergo, sindaco di Fabriano, la questione rimane aperta e lontana da una soluzione complessiva. “Il mantenimento di Comunanza è una buona notizia, ma serve una risposta unitaria che riguardi tutti gli stabilimenti”, ha dichiarato Ghergo, evidenziando come a Fabriano, altro sito Beko nelle Marche, siano a rischio circa 400 posti di lavoro. Tra questi, molti sono impiegati in ruoli chiave di ricerca e sviluppo, commerciali e amministrativi, il che rende la situazione particolarmente delicata.

La mobilitazione dei lavoratori, intanto, non si ferma. Dopo il viaggio del Ministro Urso in Turchia, che non ha portato rassicurazioni per lo stabilimento di Siena, i dipendenti hanno organizzato uno sciopero e un presidio davanti ai cancelli del sito di Viale Toselli. La rabbia cresce di fronte alla determinazione dell’azienda, che sembra intenzionata a proseguire con la chiusura dello stabilimento senese. Un nodo cruciale riguarda l’immobile, di proprietà di un privato, su cui si concentrerà un incontro tra Comune di Siena, Regione Toscana e Governo.

A Melano, invece, la situazione è altrettanto incerta: 68 lavoratori potrebbero perdere il posto, aggiungendosi ai già precari equilibri di un settore che, nonostante gli sforzi istituzionali, fatica a trovare stabilità. La decisione su Comunanza, seppur positiva, rischia di essere solo un palliativo in assenza di un piano industriale chiaro e condiviso, capace di garantire il futuro non solo dei singoli stabilimenti, ma dell’intera filiera produttiva.

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