Beko resta a Comunanza, ma con tagli e tensioni

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Redazione Economia Redazione Economia   -   La crisi dello stabilimento Beko Europe di Comunanza, che rischiava la chiusura definitiva entro il 31 dicembre, sembra aver trovato una soluzione provvisoria, anche se non priva di ombre. Dopo l’incontro in Turchia tra il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, e i vertici di Arcelik, la società madre di Beko, si è tenuta ieri una riunione al Mimit per definire i dettagli della continuità produttiva del sito marchigiano. Le nuove proposte avanzate dall’azienda, tuttavia, hanno lasciato insoddisfatti i sindacati e il sindaco di Comunanza, che si aspettavano un esito più favorevole per i lavoratori e il territorio.

Nonostante i negoziati proseguano, la multinazionale turca ha ribadito la necessità di ridurre il personale, confermando 350 esuberi nel reparto frigoriferi di Cassinetta, in provincia di Varese. Un numero inferiore rispetto ai 541 inizialmente previsti, ma comunque significativo per una zona già provata dalle difficoltà economiche. I sindacati Fim, Fiom, Uilm e Uglm hanno espresso forte preoccupazione, sottolineando come gli investimenti promessi dall’azienda siano ancora insufficienti e come il numero dei licenziamenti resti troppo elevato. "I cambiamenti al piano industriale non bastano", hanno dichiarato, evidenziando la distanza tra le posizioni delle parti.

Anche a Fabriano, dove Beko impiega un numero consistente di lavoratori, la situazione non è delle più rosee. Sebbene gli esuberi totali siano diminuiti, con 225 colletti bianchi interessati dai tagli, le tensioni restano alte. A Melano, invece, è stata confermata l’eccedenza di 68 operai, un dato che aggiunge ulteriori criticità al quadro complessivo. Nonostante ciò, la volontà di trovare un accordo sembra non mancare: sono già stati fissati tre nuovi incontri, previsti per il 27 febbraio, il 14 e il 18 marzo, segno che le parti sono ancora al tavolo per cercare una mediazione.

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