Crans-Montana, arrestato il proprietario del locale: la moglie ai domiciliari con il braccialetto elettronico

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Interno Redazione Interno   -   Jacques Moretti e la moglie Jessica hanno affrontato ieri il primo, lungo interrogatorio presso la procura di Sion, presentandosi in un’apparente unità che si è dissolta al termine delle sei ore di audizione. L’uomo, titolare del bar Le Constellation dove nella notte di Capodanno hanno perso la vita quaranta giovani – sei dei quali italiani – mentre altri centosedici rimanevano feriti, è stato condotto in carcere a bordo di un furgone della polizia cantonale. La donna, invece, è rientrata nella propria abitazione, dove sconterà gli arresti domiciliari sotto la sorveglianza di un braccialetto elettronico, una misura cautelare decisa dalla procuratrice generale Béatrice Pilloud per entrambi sulla base del concreto pericolo di fuga. I loro legali, tre in totale, hanno assistito all’interrogatorio e già annunciano di voler presentare una richiesta di scarcerazione al tribunale competente per le misure cautelari, un iter che si prospetta complesso data la gravità delle accuse mosse: omicidio colposo, lesioni colpose e incendio colposo.

Il peso di un precedente giudiziario

Quella di venerdì non è stata, del resto, la prima esperienza in una cella per Jacques Moretti, soprannominato “Le Corse” per le sue origini. Come riportato da fonti giornalistiche transalpine che hanno attinto agli atti giudiziari, l’imprenditore francese aveva già scontato una condanna per sfruttamento della prostituzione, emessa dal tribunale di Annecy nel novembre del 2008. Le indagini di allora, che oggi tornano a riaffiorare con forza nel dibattito pubblico, avevano delineato una rete di reclutamento di donne oltreconfine, con attività gestite in diverse città svizzere, un passato che inevitabilmente si intreccia con la tragedia attuale, pur rimanendo giuridicamente distinto.

Le scuse del comune e il quadro delle responsabilità

Nel frattempo, a più di una settimana dalla strage, l’amministrazione comunale di Crans-Montana ha formalizzato le sue scuse pubbliche per le carenze riscontrate nei controlli di sicurezza, un gesto che, se da un lato riconosce omissioni a livello istituzionale, dall’altro non modifica il percorso giudiziario avviato contro i gestori del locale. Le indagini, che proseguono senza sosta, sono chiamate a stabilire una catena precisa di responsabilità tecniche e umane, analizzando nel dettaglio le condizioni della struttura, le modalità di affollamento e ogni possibile negligenza che abbia contribuito a innescare l’incendio o ad aggravarne le conseguenze.

Il dolore delle vittime e il percorso della giustizia

Mentre le famiglie delle vittime, molte delle quali giunte in Svizzera per il riconoscimento dei corpi, cercano di elaborare un lutto così improvviso e crudele, la macchina della giustizia procede con i suoi temmi, che promettono di essere lunghi e meticolosi. L’arresto dei due indagati segna un primo, significativo sviluppo procedurale, il cui esito dipenderà dalla valutazione delle prove raccolte dagli inquirenti. Il dibattito si concentra ora sulle condizioni di sicurezza del locale e sulla condotta dei suoi proprietari, senza che vi sia spazio, in questa fase, per altre considerazioni che non siano quelle strettamente legate ai fatti accertati.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.