Bond Usa, il triangolo tra Tesoro, Wall Street e Fed: l'attacco del finanziere Druckenmiller e l'attesa per Warsh a Jackson Hole

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Alla vigilia del discorso del presidente della Federal Reserve a Jackson Hole, Stanley Druckenmiller, il miliardario considerato una "eminenza grigia" tra gli hedge fund manager, ha scelto di intervenire sul Wall Street Journal con un attacco frontale alla politica del debito del segretario al Tesoro Scott Bessent.

L'oggetto della discordia riguarda la decisione dell'amministrazione Trump di raddoppiare i riacquisti di titoli di Stato americani a lunga scadenza, una mossa che, secondo Druckenmiller, rappresenterebbe un tentativo di "soppressione artificiale dei rendimenti" capace di alterare i segnali del mercato sui quali il presidente della Fed Kevin Warsh intende basare la sua strategia di politica monetaria.

Druckenmiller, che è stato mentore sia di Bessent che di Warsh, si schiera così apertamente dalla parte del numero uno della banca centrale americana, in un braccio di ferro che rischia di avere conseguenze significative per l'economia globale.

La mossa del Tesoro e l'accusa di "price management"

La scorsa settimana, Scott Bessent ha annunciato l'intenzione di incrementare almeno del doppio i riacquisti di titoli a più lunga scadenza, una mossa presentata come un intervento tecnico volto a garantire la liquidità del mercato. In realtà, l'iniziativa è stata letta dagli analisti come un tentativo di porre un freno alla corsa dei rendimenti, che avevano spinto i tassi dei trentennali ai massimi dal 2007, toccando quota 5%. L'obiettivo dichiarato sarebbe quello di alleggerire il peso degli interessi sul debito pubblico americano, che ha superato i 40.000 miliardi di dollari, e di preservare la crescita economica, evitando che i tassi dei mutui decennali si avvicinino a soglie critiche per il mercato immobiliare. Bessent sostiene che l'aumento dei rendimenti non rifletta i fondamentali dell'economia, ma molti investitori, tra cui lo stesso Druckenmiller, la vedono in modo diverso.

In un editoriale intitolato "Let the bond market speak", l'anziano finanziere ha bollato l'iniziativa come "price management" (gestione del prezzo) piuttosto che "liquidity management" (gestione della liquidità), mettendo in guardia sui danni che questa politica potrebbe arrecare alla credibilità del Tesoro americano.

Il confronto di vedute tra Bessent e Warsh

Il conflitto tra il Tesoro e la Fed ruota attorno a una questione centrale per la politica finanziaria statunitense: chi deve fissare il prezzo del denaro? Mentre Scott Bessent adotta un approccio interventista, cercando di influenzare direttamente i rendimenti attraverso operazioni di mercato, Kevin Warsh ha più volte sostenuto la necessità di un ritiro della banca centrale da alcune politiche di comunicazione consolidate, affidando al mercato il compito di svolgere il "lavoro pesante" nella determinazione dei tassi.

La mano visibile di Bessent, come è stato osservato, finirebbe per "appannare il parabrezza" dal quale Warsh cerca di ottenere una visione chiara delle condizioni economiche, rendendo meno affidabili i segnali che il mercato dei Treasury dovrebbe trasmettere.

Eric Rosengren, ex presidente della Federal Reserve di Boston, ha sottolineato come non sia possibile ottenere un segnale pulito da un mercato in cui il Tesoro interviene attivamente, mentre Tim Mahedy, ex funzionario della Fed di San Francisco, ha ironizzato sul fatto che se il tempismo è tutto nell'amore, il "bromance" tra Bessent e Warsh potrebbe essere giunto al termine.

Le critiche e le conseguenze sul mercato del debito

Le critiche alla strategia di Bessent non si limitano al suo mentore. Will Compernolle, macro strategist di FHN Financial, ha dichiarato che ci sono poche prove che i Treasury siano ipervenduti in questo momento, mentre altri analisti definiscono l'operazione come una semplice "vetrina" in vista delle elezioni di midterm. La tensione sul mercato del debito è palpabile, con il Btp italiano tornato sopra il 4% e il Gilt britannico oltre il 5%, in una seduta nervosa che riflette le incertezze globali.

L'intervento di Bessent, lungi dal calmare gli animi, ha di fatto aumentato la pressione su Warsh, che venerdì a Jackson Hole dovrà cercare di rassicurare gli investitori sulla determinazione della Fed a combattere l'inflazione e a mantenere la propria indipendenza. Stephen Roach, economista di Yale, è stato ancora più tranchant, definendo "disastrosi" i tentativi di Bessent di salvare il dollaro con interventi sui mercati, identificando proprio nei 40.000 miliardi di dollari di debito americano il punto di non ritorno per l'economia del paese.

Il ruolo dell'eminenza grigia di Wall Street

La posizione di Stanley Druckenmiller, che ha definito Warsh come "nessuno meglio equipaggiato" per guidare la Fed, e che con lui condivide un rapporto descritto come simile a quello tra padre e figlio, aggiunge un ulteriore livello di complessità alla vicenda. L'anziano finanziere, che per primo assunse Bessent al Quantum Fund oltre trent'anni fa, si trova ora a giudicare le scelte dei suoi due più illustri allievi, schierandosi contro l'ex protetto a favore di colui che considera il successore ideale.

La sua critica, che ha attaccato anche l'utilizzo dell'intelligenza artificiale per la stesura dell'editoriale, rappresenta un duro colpo per la reputazione del segretario al Tesoro, e getta un'ombra sulla sua capacità di gestire le leve del debito pubblico in un momento di estrema fragilità per i mercati globali.

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