Macron riannoda i fili con Putin nel ruolo di "pontiere", tra affari e dialogo sull'Ucraina

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Ci fu un tempo, non troppo lontano, in cui Parigi tentò di ergersi a baluardo della diplomazia europea verso l'est. Era il 9 dicembre 2019 quando, in un vertice organizzato congiuntamente da Emmanuel Macron e Angela Merkel, Vladimir Putin e Volodymyr Zelensky si sedettero allo stesso tavolo, in un estremo e poi fallito tentativo di ravvivare gli accordi di Minsk. Da quel momento, nonostante il precipitare degli eventi con l'invasione su larga scala, il presidente francese ha continuato, con una certa ostinazione, a cercare un canale di comunicazione diretto con il Cremlino, distinguendosi – a volte in solitudine – all'interno di un panorama occidentale prevalentemente schierato su posizioni di totale chiusura.

La differenza tra "mediatore" e "pontiere"

Una distinzione, questa, che i consiglieri dell'Eliseo ribadiscono con puntiglio, quasi a voler prevenire le critiche più facili: "Per essere mediatori bisognerebbe essere neutrali, e noi stiamo dalla parte dell'Ucraina". La definizione che preferiscono è un'altra, quella di "pontiere", di costruttore di ponti, appunto, in un contesto in cui ogni linea di dialogo è ormai corrotta. Una posizione che, dopo mesi in cui l'approccio di confronto diretto con Mosca era visto con sospetto se non con ostilità da diversi partner, sembra ora guadagnare una nuova, seppur cauta, attenzione, senza che da Berlino o Bruxelles partano le scomuniche di un tempo.

Una relazione complessa, fatta di alti e bassi

Il rapporto personale tra Macron e Putin, del resto, ha sempre avuto un carattere peculiare, oscillante tra il formale e il colloquiale, tra la tensione e la ricerca di un terreno comune. Fu lo stesso Putin, non a caso, il primo leader straniero a essere ricevuto in Francia dopo l'elezione di Macron nel maggio 2017, in una visita di stato a Versailles che celebrava trecento anni dal viaggio parigino dello zar Pietro il Grande. Già in quell'occasione, però, emersero le spine: durante la conferenza stampa, il neo-presidente francese non esitò a citare i media Russia Today e Sputnik, accusandoli di aver disseminato "menzogne" durante la campagna elettorale. Una relazione, insomma, mai veramente semplice, che non ha impedito – come dimostrano alcuni recenti accordi nel settore dell'energia nucleare civile – la prosecuzione di collaborazioni industriali strategiche tra imprese francesi e russe in territori terzi, una dinamica che solleva interrogativi sulla coerenza tra le dichiarazioni politiche e la pratica degli affari.

Il nuovo contesto internazionale e la prudenza tedesca

L'apertura di Macron, che alcuni hanno definito un cambio di passo rispetto a toni precedentemente più bellicisti, si inserisce in uno scenario internazionale profondamente mutato, dove la rielezione di Donald Trump alla presidenza degli Stati Uniti ha riportato in primo piano le incertezze sulla solidità dell'impegno atlantico a lungo termine. In questo quadro, la ricerca di una via autonoma europea, o almeno francese, per gestire il conflitto ucraino e i rapporti con la Russia acquista una diversa urgenza. D'altra parte, mentre Parigi sembra voler riprendere l'iniziativa diplomatica, da Berlino arrivano segnali di maggiore circospezione, con il ministro della Difesa che ha più volte smorzato toni eccessivamente trionfalistici riguardo alle capacità militari europee, sottolineando piuttosto la necessità di una preparazione solida e di lungo periodo.

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