Il paradosso Ferri, dall'hotel con Palamara al libro di Nordio per la "nuova giustizia"
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Redazione Interno
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La scena si è ripetuta nell'aula dei gruppi parlamentari, dove il ministro della Giustizia Carlo Nordio ha presentato il suo volume, dal Titolo emblematico, a una platea attenta. Tra i presenti, figurava anche Cosimo Maria Ferri, il cui nome evoca immediatamente un capitolo buio della cronaca giudiziaria italiana, legato a doppio filo con l'ex magistrato Luca Palamara. Ferri, che fu visto insieme a Palamara in un hotel romano in piena notte durante quelle vicende che hanno scosso il Palazzo, è oggi un collaboratore del ministero di via Arenula, un ritorno in ambiti istituzionali che non passa inosservato mentre si discute di riforme. Proprio in quell'occasione, Nordio ha ribadito con forza la natura tecnica del referendum sulla giustizia, slegandolo da ogni possibile lettura politica o di sostegno all'esecutivo, benché i promotori del "sì" invochino, non senza una certa ironia della sorte, che con le nuove norme "mai più" si debbano verificare casi come quello che coinvolse proprio Palamara, poi radiato dal Consiglio superiore della magistratura.
Le garanzie sulle intercettazioni e il no del Tar
Nel suo intervento, il ministro Nordio ha voluto rassicurare l'opinione pubblica su un punto delicatissimo, ovvero il perimetro delle intercettazioni, affermando senza mezzi termini che "quelle che riguardano mafia e terrorismo non si toccano", delimitando così il campo di un'eventuale riforma a settori ben precisi dell'attività investigativa. Una precisazione doverosa, considerando il clima di discussione acceso intorno ai temi della giustizia. Intanto, sul piano procedurale, il Tar del Lazio ha respinto la richiesta di sospensione urgente della delibera che fissa al 22 e 23 marzo la data per la consultazione referendaria, rinviando la decisione di merito alla fine di gennaio. Una scelta che, di fatto, non blocca il percorso verso il voto, lasciando il governo, e Nordio in primis, dichiaratamente fiduciosi nell'esito definitivo dei ricorsi presentati.
Il silenzio di Ferri e un saluto diventato emblematico
Quando interpellato dai giornalisti per un commento sulla sua presenza e sul suo ruolo attuale, Ferri ha preferito non addentrarsi in spiegazioni, chiudendo il breve scambio con una frase che è suonata come un epilogo volutamente ambiguo: "Mi saluti Travaglio". Una replica che, al di là della sua apparente cortesia, sembra aver eluso ogni possibilità di chiarimento sul passato e sul presente, lasciando intatta l'immagine di un personaggio che dalla periferia di uno scandalo giudiziario è ritornato nei corridoi dove si disegna il futuro dell'ordinamento. Questo episodio, per quanto minore, aggiunge un tassello alla percezione di un ambiente, quello della giustizia e della politica che le ruota intorno, dove i percorsi personali possono incrociare fallimenti istituzionali e nuove opportunità, senza che necessariamente vi sia una pubblica riconciliazione con la storia.
Il dibattito che prosegue tra riforme e ombre del passato
La presentazione del libro del ministro, dunque, si è trasformata in un microcosmo che riflette le contraddizioni e le tensioni dell'intero processo di riforma. Da un lato, si promette una "nuova giustizia" che dovrebbe prevenire derive e abusi, richiamandosi esplicitamente a vicende giudiziarie concluse con condanne e radiazioni; dall'altro, si assiste alla partecipazione attiva di figure le cui biografie sono intrecciate con quelle stesse vicende. Il dibattito pubblico, pertanto, non può prescindere da questo sostrato di fatti accertati, che continuano a gettare un'ombra lunga sul presente, anche quando l'agenda politica cerca di proiettarsi verso un futuro di maggiori certezze e trasparenza. Il cammino verso il referendum, con le sue tappe giudiziarie e le sue dichiarazioni di intenti, mostra quanto il confine tra il superamento di un'epoca e i suoi retaggi sia spesso labile e permeabile.




