Da Bojinov a Dorgu, passando per Vlahovic: tutti i gioielli scoperti da Corvino
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Redazione Sport
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Pantaleo Corvino, il direttore generale dell'area tecnica del Lecce, ha deciso di lasciare il club all’età di 76 anni, nonostante il rinnovo contrattuale firmato solo pochi mesi fa (febbraio 2026) che lo legava ai salentini fino al 2029. Una scelta, questa, dettata dalla necessità di concedersi un periodo di riposo dopo una carriera trascorsa a mille all’ora, un "desiderio di morire in campo" che, come ha raccontato lui stesso, ha dovuto fare i conti con la stanchezza umana prima ancora che professionale.
Nell’era del calcio liquido e delle proprietà straniere, l’addio di un uomo che ha fatto del territorio e dell’intuito la propria bandiera rappresenta la fine di un’epoca, ma lascia intatto un patrimonio di talenti scovati letteralmente dal nulla.
L’arte della plusvalenza: numeri da capogiro
Se c’è un dato che certifica il genio di Corvino, quello è l’elenco delle plusvalenze che ha regalato ai club serviti (Lecce, Fiorentina e Bologna). In sei anni, nel suo secondo mandato in Puglia, ha accumulato oltre 100 milioni di euro di guadagni in plusvalenze. Numeri che diventano ancora più impressionanti se si analizza il "modus operandi": acquisti low cost in Serbia, Slovenia o nei campionati minori e cessioni multimilionarie in Premier League o ai vertici della Serie A.
La lista delle sue "creature" è lunga e variegata, ma tutte portano la stessa firma indelebile.
I colpi da novanta (e da cento milioni)
Partiamo da quelli che hanno fruttato di più. In cima al podio di questa speciale classifica c'è Dusan Vlahovic: portato a Firenze dal Partizan Belgrado per circa 3,2 milioni di euro e ceduto alla Juventus per una cifra che, tra bonus e fissi, ha superato abbondantemente gli 80 milioni. Un affare che da solo basterebbe a scolpire una carriera. Subito dietro, nel gotha dei ritrovamenti, c'è l’esterno danese Patrick Dorgu.
Pagato appena 220 mila euro al Nordsjaelland nel 2022, il "mago" lo ha trasformato in un gioiello da 30 milioni di euro (ceduto al Manchester United nel 2025). Un’operazione che sa di miracolo calcistico, considerato l’investimento iniziale irrisorio.
Non meno eclatanti sono le storie di Mirko Vucinic e Valeri Bojinov, pietre miliari del primo ciclo leccese. Il montenegrino Vucinic arrivò gratis nel 2000 (parametro zero) per poi volare alla Roma nel 2006 per 19 milioni di euro. Bojinov, invece, fu pescato a Malta (Pieta' Hotspurs) per sole 15 mila lire - o forse euro - e rivenduto alla Fiorentina per 14 milioni. Affari che ancora oggi fanno invidia ai più navigati fondi d’investimento sportivi.
E come dimenticare Stevan Jovetic? Pagato 8 milioni nel 2008, venduto al Manchester City per 26.
L’anello di congiunzione tra due epoche
Negli ultimi anni, con il Lecce stabilmente in Serie A, la produzione si è fatta più costante. Morten Hjulmand, acquistato per 2,5 milioni dall’Admira Wacker, è stato rivenduto allo Sporting Lisbona per 19,5. Nikola Krstovic, pescato in Slovacchia (DAC Dunajska Streda) per 8,15 milioni, è finito all’Atalanta per 25. Persino Marin Pongracic, difensore centrale preso dal Wolfsburg per 1,6 milioni e ceduto alla Fiorentina per 15, testimonia come l’occhio clinico di Corvino non si sia mai offuscato con il passare degli anni.
Una lista che include anche nomi come Felipe Melo (Fiorentina-Juventus) e Amadou Diawara (Bologna-Napoli).
L’eredità pesante per il post-Corvino
Il Lecce perde il suo architetto, colui che ha costruito le fondamenta delle quattro salvezze consecutive (record assoluto per il club) e della promozione dalla Serie B nel 2022. La società, nelle mani del presidente Saverio Sticchi Damiani, dovrà ora decidere se affidarsi a una soluzione interna - come la promozione del ds Stefano Trinchera, suo fedelissimo - o esplorare il mercato esterno valutando profili come Matteo Lovisa.
Quello che è certo, mentre il calcio italiano si prepara a un’estate di rivoluzioni tecniche, è che senza Pantaleo Corvino il talent-scouting tricolore avrà un vuoto difficile da colmare: quello di un uomo capace di vedere il futuro dove gli altri vedevano solo polvere.




