Turchia, Erdogan minaccia l’opposizione dopo l’arresto di Imamoglu

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Mentre le proteste continuano a infiammare le città turche, il presidente Recep Tayyip Erdogan ha lanciato un monito severo contro chi sostiene il sindaco di Istanbul, Ekrem Imamoglu, arrestato con l’accusa di corruzione. «Coloro che lo hanno istigato saranno chiamati a risponderne», ha dichiarato in un discorso televisivo, aggiungendo che «disturbare l’ordine pubblico» non sarà tollerato.

Imamoglu, leader del Partito popolare repubblicano (Chp) e figura simbolo dell’opposizione, è detenuto nel carcere di massima sicurezza di Marmara, ma la sua incarcerazione non ha fatto altro che galvanizzare i suoi sostenitori. Le piazze si sono riempite di manifestanti, rivelando una frattura sempre più profonda tra la base fedele all’Akp di Erdogan e una coalizione di opposizione che, dopo anni di divisioni, sembra ritrovare unità proprio attorno alla figura del sindaco.

Le proteste, scoppiate immediatamente dopo l’arresto del 19 marzo, rappresentano la più significativa ondata di dissenso dalla rivolta di Gezi del 2013. Secondo i dati del ministero dell’Interno, guidato da Ali Yerlikaya, in cinque giorni sono state arrestate oltre mille persone, segno di una repressione che non accenna a placarsi.

Nonostante la detenzione, Imamoglu ha annunciato la sua candidatura alle prossime elezioni presidenziali, trasformando la sua vicenda giudiziaria in un banco di prova per la tenuta democratica del Paese. Le primarie del Chp, che lo hanno visto trionfare, confermano il suo peso politico, mentre Erdogan, al potere dal 2014, ribadisce la linea dura: «Pagate il prezzo dei vostri errori», ha avvertito, riferendosi alle forze avversarie.

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