Turchia, il pugno di Erdogan non ferma la protesta

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   La notte, che sembra moltiplicare le voci del dissenso, torna a essere il teatro delle proteste in Turchia. Mentre gran parte del Paese, durante il Ramadan, è raccolta davanti agli schermi per l’iftar – il pasto che rompe il digiuno – migliaia di studenti attraversano il ponte di Galata, simbolo di Istanbul, dirigendosi verso il Municipio. Dai balconi, il suono metallico di pentole e padelle accompagna la marcia, in un gesto di solidarietà che ormai è diventato rituale.

Intanto, la morsa giudiziaria si stringe. Dopo l’arresto del sindaco di Istanbul, Ekrem Imamoglu – accusato di corruzione e terrorismo – un nuovo fronte si è aperto ad Ankara, dove nove dipendenti comunali sono sotto inchiesta per presunte irregolarità nelle sponsorizzazioni di concerti. La decisione, annunciata dal governatore (di nomina governativa), non ha stupito nessuno: era nell’aria da giorni, come un copione già scritto. Imamoglu, trasferito nel carcere di massima sicurezza di Silivri dopo tre giorni di fermo, è diventato un simbolo. E mentre i giudici confermavano la detenzione, il suo partito, il CHP, lo ha proclamato candidato alle presidenziali del 2028, dopo che le primarie interne lo hanno visto trionfare con quasi 15 milioni di preferenze.

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