Turchia, le mosse di Erdogan per piegare le opposizioni

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   L’arresto del sindaco di Istanbul, Ekrem Imamoglu, avvenuto nella mattinata del 19 marzo, ha scosso il panorama politico turco, riaccendendo i riflettori sulle strategie repressive del presidente Recep Tayyip Erdogan. Imamoglu, figura di spicco dell’opposizione e potenziale candidato alle presidenziali del 2028 per il Partito repubblicano del popolo (Chp), è stato fermato nell’ambito di un’operazione che ha coinvolto oltre 80 persone, tra cui funzionari pubblici e membri del suo partito, accusati di “corruzione” e “terrorismo”. L’indagine, che ha portato alla luce un centinaio di indiziati, si inserisce in un contesto già teso, caratterizzato da una crescente stretta sulle voci critiche verso il governo.

L’arresto di Imamoglu non è un episodio isolato, ma rientra in un disegno più ampio, che vede la repressione politico-giudiziaria come strumento consolidato per indebolire l’opposizione. Già in passato, figure come Selahattin Demirtaş, Osman Kavala e Ümit Özdağ hanno subito provvedimenti simili, spesso giustificati da accuse di terrorismo o minaccia alla sicurezza nazionale. Questa volta, però, il timing dell’operazione appare particolarmente significativo: il 23 marzo sono previste le prime primarie nella storia del Chp, e Imamoglu, dato per favorito, rischia di essere escluso dalla corsa.

Parallelamente agli arresti, le autorità turche hanno adottato una serie di misure restrittive, tra cui il divieto di protesta per quattro giorni, la chiusura di strade nel centro di Istanbul e la sospensione di alcune linee della metropolitana. A ciò si aggiunge la limitazione dell’accesso a piattaforme social come X, YouTube, Instagram e TikTok, strumenti fondamentali per la mobilitazione e la comunicazione politica. Queste azioni, che mirano a contenere il dissenso, hanno suscitato reazioni immediate, come gli scontri tra studenti dell’Università di Istanbul e le forze dell’ordine durante una protesta contro la detenzione di Imamoglu.

La repressione non si limita alla sola Istanbul. Anche i presidenti dei municipi di Şişli e Beylikdüzü sono stati raggiunti da mandati d’arresto, mentre decine di funzionari eletti e membri del Chp denunciano un “colpo di stato” contro l’opposizione. Questa escalation, che segue anni di tensioni tra il governo e i curdi, nonché con altre minoranze politiche, sembra avere un obiettivo preciso: consolidare il potere di Erdogan in vista delle prossime elezioni, eliminando qualsiasi ostacolo sul suo cammino.

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