Proteste in Turchia dopo l’arresto di Imamoglu, simbolo dell’opposizione a Erdogan
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Redazione Esteri
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L’arresto di Ekrem Imamoglu, sindaco di Istanbul e principale avversario politico di Recep Tayyip Erdogan, ha innescato una nuova ondata di proteste in tutta la Turchia, riaccendendo il dibattito sul crescente autoritarismo del governo. Imamoglu, già condannato a due anni e sette mesi per "insulto a un pubblico ufficiale" in un processo considerato da molti pretestuoso, rappresenta l’ultimo ostacolo significativo alla leadership sempre più personalistica del presidente, al potere dal 2003.
Le manifestazioni, represse con gas lacrimogeni e idranti, hanno assunto toni simbolici quando un uomo vestito da derviscio rotante ha danzato davanti alle forze dell’ordine, indossando una maschera antigas sotto il tradizionale cappello conico. Quell’immagine, virale sui social, è diventata emblema di una resistenza non violenta che cerca di contrastare la stretta repressiva di Ankara. Nonostante la risposta brutale delle autorità, che hanno fatto ricorso a spray urticanti per disperdere i cortei, le proteste persistono, alimentate da un malcontento ormai radicato in ampi strati della società.
La situazione ha attirato critiche internazionali, come quelle dell’eurodeputato tedesco Erik Marquardt, il quale ha sostenuto che l’arresto di Imamoglu dimostrerebbe l’allontanamento della Turchia dai principi democratici, mettendo in discussione i finanziamenti europei e l’ormai improbabile adesione all’Ue. Il Paese, candidato dal 1999, vede infatti peggiorare il suo record in materia di diritti e stato di diritto, mentre Erdogan consolida il controllo sulle istituzioni, dai media alla magistratura.




