Pd diviso sul riarmo Ue, dieci europarlamentari votano a favore

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Il Partito Democratico si è trovato in una posizione di frattura durante il voto al Parlamento europeo sul piano di riarmo europeo, noto come RearmEU, proposto dalla presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen. Mentre la segretaria Elly Schlein aveva puntato sull’astensione della delegazione dem, dieci europarlamentari hanno scelto di votare a favore della risoluzione, disallineandosi dalla linea ufficiale del partito. Tra i “dissidenti” figurano nomi di peso come Stefano Bonaccini, Antonio Decaro, Giorgio Gori, Lucia Annunziata, Pina Picierno, Alessandra Moretti, Elisabetta Gualmini, Irene Tinagli, Pierfrancesco Maran, Giuseppe Lupo e Raffaele Topo. Solo undici colleghi, invece, hanno seguito la linea dell’astensione.

Schlein, intervenuta per chiarire la posizione del Pd, ha ribadito che il partito è a favore di una difesa comune europea, ma non del riarmo dei singoli Stati. «All’Europa serve la difesa comune, non la corsa al riarmo dei singoli Stati. È e resta questa la posizione del Pd», ha dichiarato la segretaria. La risoluzione votata a Strasburgo, pur contenendo elementi apprezzabili, secondo Schlein avrebbe favorito il piano RearmEU, che rischia di incentivare il debito nazionale senza contribuire concretamente alla difesa comune, anzi, ritardandola.

La divisione interna al Pd non è passata inosservata, tanto che la deputata Lia Quartapelle ha espresso critiche sulla mancanza di un confronto adeguato all’interno del partito. «Non c’è stato confronto, non siamo stati all’altezza», ha affermato Quartapelle, sottolineando come il Pd, in un momento di grandi cambiamenti globali, debba dimostrare coerenza e chiarezza. «Un grande partito deve argomentare dove vuole stare, con una discussione che sino ad oggi non c’è stata», ha aggiunto, evidenziando la necessità di evitare posizioni ambigue o non voti che rischiano di indebolire la credibilità del partito.

Il voto ha quindi messo in luce non solo una spaccatura tra gli europarlamentari, ma anche una difficoltà del Pd nel mantenere una linea unitaria su temi di rilevanza internazionale. Mentre Schlein insiste sul rifiuto del riarmo e sulla necessità di una difesa comune, i dieci eurodeputati che hanno votato a favore sembrano aver privilegiato una visione più pragmatica, allineandosi a una proposta che, pur controversa, rappresenta una risposta concreta alle tensioni geopolitiche attuali.

La questione, oltre a dividere il partito, solleva interrogativi sulla capacità del Pd di gestire posizioni divergenti in un contesto politico sempre più complesso. La mancanza di un dibattito interno approfondito, come sottolineato da Quartapelle, rischia di indebolire ulteriormente la coesione del partito, già alle prese con sfide non semplici a livello nazionale ed europeo.

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