Influenza K in agguato dopo le feste, a rischio i più giovani
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Redazione Salute
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L’epidemia influenzale, che in queste settimane sta mostrando i suoi effetti più severi, ha conosciuto una pausa soltanto apparente durante le festività natalizie, un periodo durante il quale, com’è noto, le segnalazioni da parte dei medici di base tendono fisiologicamente a diminuire. I dati, seppur in calo a 14,5 casi ogni mille assistiti nella settimana fra Natale e Santo Stefano, non devono dunque trarre in inganno, poiché il virus, la cui circolazione rimane ampia, è pronto a riconquistare terreno non appena le attività ordinarie riprenderanno pienamente ritmo. Gli esperti, tra i quali Giovanni Rezza, epidemiologo di chiara fama, hanno del resto già pronosticato che il picco massimo di contagi verrà raggiunto entro la metà di gennaio, confermando una dinamica che si ripete con regolarità ogni inverno, sebbene con caratteristiche talvolta differenti.
La variante K e il suo impatto inatteso
Ciò che contraddistingue la stagione in corso è la netta predominanza della cosiddetta variante K del virus A H3N2, un ceppo che si sta rivelando particolarmente aggressivo e capace di provocare, in una percentuale non trascurabile di casi, complicanze polmonari anche gravi. Una circostanza, questa, che sta portando con sé un dato preoccupante: il ricovero per polmonite di un numero crescente di giovani adulti, un segmento della popolazione tradizionalmente considerato meno vulnerabile alle forme severe di influenza. Febbre alta e dolori diffusi, sintomi classici dell’infezione, rappresentano dunque solo la fase iniziale di un percorso che, per alcuni, può degenerare in problemi respiratori seri, richiedendo un intervento medico tempestivo e un’attenzione clinica continua.
La scuola come moltiplicatore del contagio
Il vero volano della prossima impennata, attesa dopo l’Epifania, sarà senza dubbio la riapertura delle scuole, luoghi per eccellenza di aggregazione e di facile diffusione dei patogeni respiratori. I bambini, che sono tra i principali vettori del virus all’interno delle famiglie, torneranno a incontrarsi in classe dopo le vacanze, creando le condizioni ideali per un’ulteriore accelerazione della curva epidemica, la quale, dopo il fisiologico rallentamento da “effetto Natale”, è destinata a risalire rapidamente. Si tratta di un passaggio critico, che i sanitari osservano con apprensione, consapevoli del fatto che le prossime settimane saranno decisive per misurare la reale portata dell’ondata influenzale e per gestire la pressione sui presidi ospedalieri.
Il monitoraggio e la raccomandazione vaccinale
Dai sistemi di sorveglianza, come la rete Influnet, emergono numeri significativi: soltanto in una provincia come quella di Ferrara, per fare un esempio, si stimano oltre seimila nuove infezioni respiratorie acute, un segnale chiaro dell’intensa circolazione virale. Alla luce di questo scenario, gli infettivologi ribadiscono l’importanza delle misure di prevenzione, a partire dalla vaccinazione, che rimane lo strumento più efficace per mitigare gli effetti della malattia, soprattutto per le categorie più fragili. Massimo Crapis, coordinatore della rete malattie infettive del territorio ferrarese, sottolinea come la profilassi, sebbene possa non evitare del tutto il contagio, sia fondamentale per ridurre il rischio di complicanze e di decorsi clinici impegnativi, un monito che risuona in tutta la penisola mentre ci si avvicina al culmine dell’epidemia.




