Can Yaman, il premio a Taormina e la svolta nell’addio a “Viola come il mare”
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Taormina. Il bagno di folla che lo attendeva, sotto il sole del Teatro Antico, non lo ha sorpreso più di tanto; eppure, come ha confessato lui stesso, quel boato resta una medicina alla quale non riesce ad abituarsi del tutto.
Can Yaman, ospite d’onore del Taormina Film Festival, non è venuto soltanto per ritirare l’Icon Award – un riconoscimento, quest’ultimo, che sancisce la sua ascesa nel panorama audiovisivo internazionale – ma anche per ribadire, con una chiarezza che ha spazzato via ogni malinteso, le ragioni di una scelta professionale che aveva lasciato interdetti i fan di "Viola come il mare".
L’attore turco, che dopo "Sandokan" cerca di scrollarsi di dosso l’armatura del "pirata figo" per indossare i panni goffi di un avvocato in "Bro", ha utilizzato il palco siciliano per mettere i puntini sulle ‘i’ riguardo al suo futuro e, specularmente, al suo recente passato.
Lo "tsunami" della folla e la strategia "McConaughey"
C’è stata un’epoca, non troppo remota, in cui la popolarità di Can Yaman si trasformava in un assedio quotidiano. “La gente conosceva il mio indirizzo – ha rivelato ai cronisti presenti – e per due anni ho vissuto con la folla sotto casa”. Una pressione costante, quella derivante dal ruolo di sex symbol, che oggi l’attore dice di gestire con maggiore distacco e professionalità, senza però rinnegare l’ambizione che lo muove.
Per spiegare la sua attuale fase di transizione – l’abbandono delle commedie romantiche che lo hanno reso celebre – Yaman ha chiamato in causa un paragone ingombrante, quello con Matthew McConaughey. Come il premio Oscar americano, anche l’attore turco racconta di aver detto "no" a progetti miliardari pur di allontanarsi dalla zona di comfort e inseguire una carriera meno prevedibile, fatta di azione (come nel caso della serie spagnola "Il labirinto delle farfalle") e di una comicità più sofisticata.
Le parole dure sull’Italia: "Tempi ridicoli"
Il momento più atteso della conferenza, tuttavia, è arrivato quando il microfono ha virato sul capitolo chiuso di "Viola come il mare". A distanza di mesi dalle prime indiscrezioni, Can Yaman ha fornito la sua versione definitiva sui motivi dell’addio alla fiction che lo vedeva accanto a Francesca Chillemi, e l’affondo non è stato indirizzato ai colleghi, bensì alla macchina produttiva italiana.
In un confronto impietoso con i ritmi della televisione turca, dove tutto scorre più veloce, l’attore ha definito "ridicolo" il sistema nostrano: "Quello che voi fate in sei anni, noi lo facciamo in quattro mesi". Una critica secca, che spiega come la produzione della nuova stagione sia arrivata troppo tardi rispetto ai suoi impegni già siglati. “Dopo un anno hanno annunciato che si sarebbe fatta una nuova stagione – ha dichiarato – ma io dovevo già lavorare. Non potevo aspettare”.
"Bro", l’avvocato senza talenti sociali
Se da un lato chiude una porta, dall’altro Can Yaman ne apre un’altra, sorprendendo con l’annuncio di un progetto dal tono completamente inedito. La svolta si chiama "Bro", una serie comedy di Giovanni Nasta che lo vedrà nei panni di un "genio del diritto" ma affetto da una clamorosa incapacità di relazionarsi con gli altri. Un ruolo, questo, che rappresenta una scommessa doppia per il divo turco.
La sfida, come ha spiegato, risiede nella possibilità di riscoprire l’improvvisazione in italiano – una libertà che gli mancava da quando ha lasciato la Turchia – e nel divertirsi a demolire l’immagine dell’eroe perfetto. "Dopo Sandokan – ha concluso – non volevo interpretare un altro eroe figo. Volevo sorprendere la gente". E probabilmente, guardando all’agenda che lo vede protagonista in Spagna e oltre, ci è riuscito pienamente.




