La procura di Milano stringe i tempi sul caso Minetti, tra accertamenti Interpol e il nodo della “doppia vita”

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Il vertice in programma oggi a Milano, convocato dalla procuratrice generale Francesca Nanni insieme al sostituto Gaetano Brusa, mira a definire la tempistica degli accertamenti supplementari delegati all’estero. L’obiettivo, secondo quanto trapela dagli ambienti giudiziari, è quello di chiudere la fase istruttoria entro un massimo di tre settimane, un arco temporale ristretto che sottolinea la volontà di fugare ogni dubbio sulla fondatezza della grazia concessa dall’allora presidente della Repubblica. La posta in gioco è alta, perché dal contenuto dei riscontri che arriveranno dall’Interpol – in particolare da Spagna e Uruguay – dipenderà la tenuta del provvedimento di clemenza che ha suscitato un acceso dibattito.

I riscontri dall’Uruguay e la posizione della difesa

Al centro delle verifiche ci sono due direttrici principali: la regolarità della procedura di adozione del minore, che secondo la difesa sarebbe stata avviata nel 2020 presso l’Istituto uruguaiano per l’infanzia e l’adolescenza (Inau) e conclusasi nel febbraio 2023, e la reale natura dell’esistenza condotta dall’ex consigliera una volta trasferitasi oltreoceano. I pm vogliono capire, attraverso le banche dati delle polizie estere e le rogatorie internazionali, se la richiedente abbia effettivamente “tagliato i ponti” con il contesto di devianza descritto nelle sentenze di condanna, o se invece, dietro la facciata di una vita riservata, si nascondano ancora zone d’ombra legate al suo passato.

La difesa, rappresentata dagli avvocati Emanuele Fisicaro e Antonella Calcaterra, ha già depositato alla Procura generale una sa documentazione – oltre cento pagine – che include certificazioni mediche e l’atto di adozione, nel tentativo di dimostrare la buona fede dell’assistita. I legali sottolineano in particolare la sentenza del Tribunale per i minorenni di Venezia, risalente al luglio 2024, che ha reso esecutiva in Italia l’adozione, riconoscendo lo stato di abbandono del piccolo sin dalla nascita e la decadenza della potestà genitoriale dei genitori biologici (entrambi con precedenti penali). Un documento, quest’ultimo, che rappresenta un pilastro della strategia difensiva per arginare le critiche mosse sulla base di ricostruzioni giornalistiche.

L’inchiesta “senza schemi” e la morte dell’avvocato

A rendere la vicenda giudiziaria particolarmente complessa sono i cosiddetti “misteri” che avvolgono alcuni attori secondari del caso: in particolare, la figura dell’avvocato che rappresentava gli interessi della famiglia biologica del minore in Uruguay. La sua morte, avvenuta in circostanze ancora poco chiare – un incendio nella propria abitazione – ha alimentato un alone di sospetto che la procura di Milano intende ora dissipare definitivamente attraverso verifiche incrociate. I magistrati vogliono capire se esistessero contenziosi in corso sull’affidamento del minore, elementi che – se fossero stati taciuti nella richiesta di grazia – potrebbero integrare profili di falso ideologico o addirittura di millantato credito.

“È la prima volta che mi accade una cosa del genere in quarant’anni di carriera”, ha dichiarato il sostituto procuratore Brusa, manifestando una certa amarezza per l’eco mediatica della vicenda. “Non mi va di pensare di essere stato preso in giro, né voglio sentirmi dire di aver fatto indagini lacunose. Se dagli accertamenti emergeranno elementi contrari, sono pronto a cambiare il mio parere dall’oggi al domani. Voglio andare fino in fondo”. Parole che rivelano la tensione all’interno dell’ufficio giudiziario milanese, investito da un caso che il Quirinale stesso ha definito “delicatissimo”, chiedendo rapporti costanti al Ministero della Giustizia in attesa che la magistratura faccia piena luce.

Tra presunte feste e documenti sanitari

Se sul fronte dell’adozione gli investigatori sembrano orientati a confermarne la regolarità procedurale – il “ranch” di Punta del Este, ribattezzato “Gin Tonic” dalla stampa, è diventato il simbolo di questa nuova fase di controlli – rimane ancora aperto il capitolo relativo ai consulti medici. La difesa sostiene che il minore, affetto da gravi patologie, necessitasse di cure specifiche non eseguibili in Italia, tanto da giustificare l’intervento chirurgico negli Stati Uniti; gli inquirenti vogliono vederci chiaro sulle consulenze richieste a strutture come il San Raffaele di Milano o l’ospedale di Padova, per verificare se effettivamente vi fosse un oggettivo impedimento alla detenzione della madre adottiva. A dare forza alle verifiche contribuirà anche il lavoro sul campo dei carabinieri, delegati dalla procura a sentire i medici indicati dalla difesa, mentre l’Interpol procede in parallelo all’estero per acquisire referti e documenti originali. La decisione finale, che pende come una spada di Damocle sulle sorti giudiziarie dell’ex igienista dentale, arriverà solo al termine di questa complessa istruttoria a 360 gradi.

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