Grazia a Nicole Minetti, la procura generale conferma il sì: dalle verifiche Interpol nessuna anomalia

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Non emergono, allo stato attuale degli atti, elementi tali da modificare il parere favorevole già espresso dalla Procura generale di Milano sulla concessione della grazia a Nicole Minetti; è quanto filtra da fonti vicine ai magistrati milanesi, che hanno rimesso le mani sulla pratica dopo le polemiche sollevate da alcune inchieste giornalistiche e i conseguenti approfondimenti richiesti dal ministero della Giustizia su input del Quirinale. La vicenda – che aveva riacceso i riflettori sulla procedura di clemenza firmata dal presidente della Repubblica nei mesi scorsi – si fonda su un’istruttoria supplementare affidata all’Interpol, la quale ha esteso le proprie verifiche anche in Uruguay e in Spagna, dove la beneficiaria del provvedimento risulterebbe aver stabilito la propria residenza con il compagno.

L’esito dei primi accertamenti e il ruolo dell’Interpol

Dalle risposte parzialmente pervenute dall’organizzazione internazionale di polizia, stando a quanto si apprende dagli ambienti giudiziari milanesi, non sarebbero emersi indizi significativi in grado di ribaltare il quadro valutativo che aveva portato al via libera. La procuratrice generale Francesca Nanni, coadiuvata dal sostituto Gaetano Brusa, aveva già predisposto a gennaio scorso una relazione positiva, poi trasmessa al dicastero di via Arenula; quel documento, che sottolineava i gravi problemi di salute del figlio adottivo della Minetti come motivazione predominante per l’atto di clemenza, è stato dunque al centro di una nuova verifica. Fosse venuto alla luce, nelle more di questi accertamenti, un elemento idoneo a viziare quella decisione – lo fanno notare i diretti interessati – la procura generale si sarebbe attivata immediatamente per comunicarlo al ministero, ma allo stato ciò non è avvenuto.

La verifica sull’adozione e il cambio di vita

I magistrati milanesi, in particolare, hanno scandagliato due direttrici principali per fugare ogni dubbio: la regolarità formale e sostanziale della procedura di adozione internazionale perfezionatasi in Uruguay (con la conseguente documentazione medica relativa al minore, curato in una struttura specializzata a Boston) e, dall’altro lato, l’effettiva e seria volontà di riscatto sociale da parte dell’ex consigliera regionale, condannata in via definitiva per i reati di induzione alla prostituzione (nel contesto del caso Ruby) e peculato (per le note vicende delle spese del Pirellone). Le prime informative dell’Interpol, secondo quanto risulta, hanno escluso la presenza di procedimenti penali pendenti, denunce o indagini in corso per fatti analoghi a carico della donna o del suo compagno sia nella nazione sudamericana che in territorio spagnolo.

Il prosieguo dell’istruttoria supplementare

Tuttavia, la partita non può dirsi ancora archiviata del tutto: l’istruttoria supplementare, sebbene abbia finora fornito riscontri confortanti per la difesa dell’ex olgettina, non è formalmente conclusa. La procura generale attende alcuni ulteriori approfondimenti nei prossimi giorni – probabilmente relativi alla piena autenticità di alcuni referti o alla ricostruzione delle dinamiche familiari transatlantiche – prima di redigere il parere definitivo da inviare al ministero della Giustizia e, a seguire, al Colle. Se in quella sede finale dovessero emergere anomalie non rilevate in precedenza, i magistrati non escludono di rivedere la propria posizione trasmettendo una valutazione di segno opposto; per il momento, però, il “caso” sollevato dalle recenti pubblicazioni giornalistiche sembra perdere gran parte della sua consistenza, trovando nelle comunicazioni ufficiali di polizia un argine alla propria narrativa.

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