La Procura di Milano conferma la grazia a Nicole Minetti: «Notizie di stampa false»
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Redazione Interno
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A distanza di oltre un mese dalle polemiche che avevano messo in dubbio la legittimità del provvedimento di clemenza, firmato a febbraio dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, la Procura generale di Milano ha chiuso ogni residuo spiraglio di dubbio con una relazione netta e circostanziata.
Il parere positivo sulla grazia concessa a Nicole Minetti – l’ex igienista dentale e consigliera regionale lombarda, condannata in via definitiva nel cosiddetto “caso Ruby” – non solo è stato confermato, ma ha trovato nei nuovi accertamenti una cornice di legittimà piena, che smonta punto per punto le ricostruzioni giornalistiche alla base del rinnovato interesse mediatico.
È la stessa procuratrice generale, Francesca Nanni, a dare conto, in una nota ufficiale trasmessa oggi al ministro della Giustizia Carlo Nordio e al Colle, dell’esito di un’istruttoria che ha riguardato la vita della Minetti e del compagno Giuseppe Cipriani in Uruguay, inclusi i dettagli più delicati legati alla procedura di adozione del minore e alla sua salute.
Il giudizio della magistratura sugli «scoop» giornalistici
La Procura generale, nelle pieghe della relazione firmata dalla dottoressa Nanni, ha utilizzato una formula che, per chiarezza e per peso specifico, rappresenta una smentita secca alle tesi sostenute in queste settimane da alcune testate.
«Dagli accertamenti svolti», si legge nel documento che riassume le verifiche suppletive attivate su richiesta del Quirinale, «risulta che i fatti riportati nelle notizie di stampa dalle quali ha tratto origine il presente supplemento di attività non corrispondono al vero e che non sono emersi fatti contrastanti con il quadro probatorio già acquisito». Con queste parole, l’autorità giudiziaria ha di fatto archiviato le illazioni relative a presunti festini, a una presunta “battaglia legale” per l’adozione del bambino o a misteriosi decessi.
Il supplemento di indagine, dunque, lungi dal minare le fondamenta della grazia presidenziale, ne ha certificato la solidità, evidenziando come le notizie che avevano generato il clamore mediatico fossero in larga parte prive del necessario riscontro fattuale.
Le verifiche sull’adozione e la salute del minore
Tra gli aspetti più controversi, che avevano acceso il dibattito (soprattutto nelle trasmissioni di approfondimento e sulle colonne del Fatto Quotidiano), vi erano le modalità con cui la coppia Minetti-Cipriani aveva ottenuto l’affidamento del bambino in Uruguay. Secondo la magistratura milanese, però, non sussistono irregolarità: il procedimento, riconosciuto poi in Italia dal Tribunale per i minorenni di Venezia, non avrebbe visto alcuna “battaglia legale” perché i genitori naturali non si sono costituiti e la madre biologica è risultata sempre irreperibile.
Inoltre, viene specificato un dettaglio non secondario che riguarda la morte di un legale in Sud America: il professionista deceduto non era l’avvocato dei genitori biologici, bensì il difensore del minore stesso, e il procuratore della Repubblica in Uruguay avrebbe già escluso ipotesi di reato in relazione a quel decesso.
A ciò si aggiunge la conferma della condizione di salute del minore, descritta come “grave quadro sanitario”: il bambino è in cura presso il prestigioso Boston Children’s Hospital, un percorso terapeutico che richiede la presenza costante della madre durante i controlli e le terapie, come del resto era stato documentato nella domanda di grazia.
La vita in Uruguay e le smentite sugli «stili di vita»
Non sono mancate, nel dibattito pubblico sollevato dall’inchiesta, le ricostruzioni che dipingevano un ritorno alle vecchie abitudini per l’ex fedelissima di Silvio Berlusconi, con allusioni a feste a base di droga e sesso nella tenuta sudamericana. Ebbene, anche su questo fronte la procura ha messo un punto fermo. Le accuse, originariamente riportate da una massaggiatrice (prima in forma anonima e poi a volto scoperto), sono state giudicate non attendibili.
Francesca Nanni scrive nella sua relazione che tali affermazioni sono state «smentite da numerose dichiarazioni assunte in sede di indagini difensive, nonché dalle dichiarazioni rese ai Carabinieri da persone informate sui fatti». La Procura ha invece accertato che la Minetti ha svolto attività di volontariato in Italia e che la sua presenza sul territorio nazionale è stata “pressoché stabile” dal gennaio 2024 a tutto il 2025, salvo brevi rientri in Uruguay per motivi logistici legati alla gestione della residenza.
L’assenza di rogatorie e la trasmissione degli atti
Un passaggio tecnico, emerso dalla nota della procuratrice, chiarisce infine il perché l’inchiesta non abbia utilizzato lo strumento della rogatoria internazionale. Il trattato di cooperazione giudiziaria in materia penale tra Italia e Uruguay, ratificato con legge nel 2022, è infatti finalizzato all’acquisizione di prove nell’ambito di un procedimento penale in corso, condizione che non ricorreva in questo specifico supplemento di attività istruttoria.
La Procura generale ha comunque raccolto le informazioni necessarie tramite i canali ordinari (Carabinieri e Interpol) e ha trasmesso la relazione finale con tutta la documentazione acquisita al Ministero della Giustizia. Ora spetterà al Guardasigilli Carlo Nordio e, conseguentemente, al presidente Mattarella prendere atto di queste risultanze, che di fatto blindano il provvedimento di clemenza già emesso.
Il “tribunale mediatico”, per usare una definizione cara ai commentatori, si scontra ancora una volta con la rigidità delle carte processuali e con l’esito di accertamenti che lasciano poco spazio a interpretazioni alternative.




