La Nato lancia “Sentinella Artica” per riprendersi il Nord: dalla Groenlandia ai comandi unificati, ecco il piano che ha convinto Trump

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Il Comando Operativo Alleato, con sede a Mons e braccio esecutivo delle missioni Nato, ha attivato ufficialmente l’operazione “Arctic Sentry” – Sentinella Artica nella traduzione italiana –, iniziativa che il segretario generale Mark Rutte ha definito necessaria per rispondere a quelle che l’Alleanza percepisce come pressioni crescenti di Mosca e Pechino sull’Alto Nord -1-4. Rutte, parlando ai cronisti nel quartier generale di Bruxelles, ha spiegato che per la prima volta si riuniranno tutte le attività già esistenti – e quelle che verranno pianificate – sotto un unico cappello strategico; non una semplice sommatoria di esercitazioni, ma una riorganizzazione del comando che dovrebbe consentire di identificare lacune e colmarle con rapidità, cosa che finora, a detta dello stesso Rutte, non era possibile fare in modo sistematico -5-8. La mossa arriva a poche settimane di distanza dall’incontro di Davos tra il presidente americano Donald Trump e il vertice politico dell’Alleanza, vertice durante il quale il tycoon – tornato alla Casa Bianca – aveva messo sul tavolo le sue rivendicazioni sulla Groenlandia salvo poi, a quanto risulta, ritirarle di fronte all’impegno Nato a farsi carico collettivamente della difesa di quel quadrante -2-10.

Il nodo Groenlandia e il riallineamento dei comandi

Il territorio danese, semi-autonomo e strategico per le rotte atlantiche, era diventato il fulcro di una crisi diplomatica che l’Alleanza ha tentato di ricucire proprio attraverso Sentinella Artica; a guidare l’operazione sarà il Joint Force Command di Norfolk, il comando più giovane della Nato – la cui area di responsabilità dallo scorso dicembre si estende fino al Polo Nord –, scelta che ribadisce il ruolo centrale degli Stati Uniti nella difesa della regione nonostante l’impegno dichiarato a una maggiore condivisione del peso da parte degli europei -1-9. Il generale Alexus Grynkewich, comandante supremo alleato in Europa, ha precisato che Sentinella Artica non nasce dal nulla: assorbirà e coordinerà esercitazioni già avviate come la danese Arctic Endurance e la norvegese Cold Response, quest’ultima pronta a mobilitare decine di migliaia di militari già nelle prossime settimane -4-5. Non si tratta, almeno per ora, di nuove truppe sul terreno – hanno fatto notare fonti danesi riprese da alcune agenzie – ma piuttosto di un cambio di narrazione e di postura: ciò che prima era competenza quasi esclusiva dei singoli stati artici ora diventa operazione formalizzata Nato, con tutte le implicazioni politiche che questo comporta -6.

L’impegno tedesco e gli Eurofighter sul circolo polare

La Germania, pur non essendo una nazione artica, ha voluto mettere sul piatto un contributo concreto e immediato. Il ministro della Difesa Boris Pistorius, a margine della riunione dei colleghi europei a Bruxelles, ha annunciato che Berlino metterà a disposizione quattro caccia Eurofighter – equipaggiati con le necessarie capacità di rifornimento in volo – quale primo contributo nazionale all’operazione -3-7. Pistorius ha respinto la lettura che vuole Sentinella Artica una mera operazione di immagine per placare le mire di Trump; ha invece ricordato come il varco GIUK – lo stretto compreso tra Groenlandia, Islanda e Regno Unito – sia vitale per le rotte di accesso al Nordatlantico e dunque per la sicurezza dell’intero continente -7. I dettagli ulteriori sui dispiegamenti e sugli eventuali allargamenti del contingente tedesco, ha aggiunto il ministro, saranno definiti nella riunione dei ministri della Difesa Nato in programma per la giornata successiva -3.

Le esercitazioni sul campo e il fattore Russia

Sul terreno, intanto, l’architettura operativa comincia a prendere forma. La Cold Response norvegese, esercitazione biennale che da anni testa la capacità alleata di combattere a latitudini estreme, coinvolgerà a marzo circa venticinquemila uomini e mezzi tra cui F-35, velivoli da pattugliamento marittimo e forze per operazioni speciali -9. I britannici, dal canto loro, hanno annunciato un rafforzamento permanente della loro presenza a nord: duemila soldati stanziati stabilmente in Norvegia entro fine anno e millecinquecento marine inviati per l’esercitazione di marzo -8. L’ombra della Russia, va detto, aleggia su ogni dichiarazione: il Cremlino, tramite i suoi canali ufficiali, ha già minacciato contromisure qualora l’infrastruttura militare Nato nella regione dovesse espandersi ulteriormente -3. Eppure, almeno per il momento, Sentinella Artica assomiglia più a un ombrello concettuale che a una vera e propria corsa agli armamenti polari: i danesi, che pure esprimono soddisfazione per la maggiore attenzione dell’Alleanza, ammettono che molte componenti operative sono ancora in fase di definizione e che la missione – di fatto – vivrà di quanto già programmato nei mesi precedenti -6.

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