L'Africa Corps russo in crisi mentre a Sharm el-Sheikh partono i negoziati di pace per Gaza
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Redazione Esteri
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Mosca si trova in seria difficoltà in Africa. L’Africa Corps, la forza creata per rimpiazzare il Gruppo Wagner dopo il suo scioglimento, non sta riuscendo a mantenere la stessa presenza operativa e lo stesso impatto del precedente conglomerato militare privato. Questo deficit, confermato da varie fonti, sta creando un vuoto di potere in teatri cruciali, di cui approfittano le formazioni jihadiste che in alcune zone stanno riconquistando terreno. La situazione rappresenta una battuta d'arresto significativa per la strategia di Mosca, proprio mentre Stati Uniti e potenze europee avviano nuove iniziative per riconquistare la loro influenza nella regione.
Medio Oriente, al via le trattative di pace
Mentre la Russia naviga in acque agitate in Africa, un altro scenario geopolitico cruciale vive un momento di potenziale svolta. A Sharm el-Sheikh, in Egitto, sono infatti iniziate le trattative di pace per Gaza, basate sul piano presentato dal presidente degli Stati Uniti Donald Trump. I colloqui, di natura indiretta tra delegazioni israeliane e di Hamas, sono coordinati con febbrile impegno da mediatori egiziani e qatarini.
I nodi principali del negoziato
La delicatezza dei colloqui è sottolineata dal ferreo riserbo che li avvolge. Al centro della discussione vi sono tre punti fondamentali e strettamente intrecciati: la restituzione di tutti gli ostaggi ancora nelle mani di Hamas.
I tempi e le modalità di un eventuale ritiro israeliano dalla Striscia di Gaza.
Il completo disarmo dell’apparato militare del gruppo, il punto forse più spinoso.
La spinta di Trump e la posta in gioco
Il presidente Trump, da Washington, ha espresso pubblicamente l'urgenza di giungere a un accordo, sollecitando le parti a fare presto. L’avvio di questi negoziati, per quanto carico di incognite, rappresenta il primo serio tentativo di dialogo dopo gli eventi del 7 ottobre. Il successo o il fallimento di queste trattative avrà ripercussioni profonde non solo per le popolazioni direttamente coinvolte, ma per l’intera stabilità regionale.




