Controlli a tappeto tra Ostia e Acilia dopo la bomba al bar: blitz antidroga e telecamere abusive nel mirino dei carabinieri

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Redazione Interno Redazione Interno   -   L’eco della deflagrazione, quella che intorno alle tre della notte tra giovedì e venerdì ha squarciato il silenzio di via di Acilia danneggiando la veranda esterna del Primo Coffee Shop e la vetrina di un negozio limitrofo, non si era ancora spenta che i carabinieri hanno già messo in campo una risposta straordinaria e pervasiva sul territorio. Il presunto responsabile di quell’attentato dinamitardo, un uomo di sessantadue anni fermato in poche ore, rappresenta solo il primo tassello di un’operazione ben più ampia che i militari della compagnia di Ostia, supportati dalle Aliquote di Primo Intervento della Compagnia Aeroporti di Roma e dal Nucleo Elicotteri di Pratica di Mare, hanno letteralmente “blindato” l’intero quadrante sud-ovest della Capitale, estendendo la loro azione da Acilia fino al litorale lidense. Non si è trattato, dunque, di una semplice attività di bonifica post- attentato, ma di una strategia coordinata volta a comprimere lo spazio d’azione della criminalità diffusa, approfittando della mobilitazione di mezzi e uomini per colpire su più fronti.

Il fortino espugnato due volte e l’adolescente con il bilancino

Il nucleo più significativo dell’operazione, per la sua capacità di simboleggiare la sfida all’autorità dello Stato, si è consumato a Nuova Ostia, in via Antonio Forni, dove i carabinieri hanno fatto irruzione in un immobile di proprietà comunale. Quello stabile, che solo quarantotto ore prima era stato liberato e riconsegnato all’ente proprietario dopo l’arresto di un pusher, era stato nuovamente forzato e rioccupato da spacciatori, i quali ne avevano ripristinato la funzionalità come punto di vendita della droga. All’interno, i militari hanno sorpreso un ragazzo di appena quindici anni, incensurato fino a quel momento, il quale aveva già preso in gestione il fortino: nella sua disponibilità, due dosi di cocaina dal peso complessivo di mezzo grammo, un bilancino di precisione, materiale per il confezionamento, appunti manoscritti con la contabilità e centosessanta euro in contanti, il probabile ricavato delle prime cessioni. Il minore è stato arrestato per detenzione ai fini di spaccio e accompagnato al centro di prima accoglienza di via Virginia Agnelli, mentre l’immobile, per la seconda volta in pochi giorni, è stato messo in sicurezza e restituito al Comune di Roma.

La tecnologia al servizio dello spaccio e il bilancio di una notte di controlli

L’azione di contrasto, tuttavia, non si è limitata agli interventi sugli immobili occupati. Il dispositivo messo in campo dall’Arma, che ha visto l’impiego di pattuglie a terra e il supporto aereo del nucleo di Pratica di Mare per una visione dall’alto dei movimenti sospetti, ha permesso di estendere la rete dei controlli a tutto il comprensorio. In via Serafino da Gorizia, ad esempio, i carabinieri hanno individuato e sequestrato tre telecamere installate in modo del tutto abusivo: quei sistemi di videosorveglianza, piazzati da ignoti per monitorare gli accessi a un immobile utilizzato come base per lo spaccio, rappresentano un’evoluzione preoccupante delle tecniche di difesa passive adottate dalla microcriminalità organizzata. Il bilancio complessivo dell’operazione parla di tre arresti e otto denunce a piede libero per reati che vanno dalla detenzione di stupefacenti al possesso di armi e arnesi atti allo scasso. Oltre ai duemila euro in contanti sequestrati, ritenuti provento dell’illecita attività, e ai vari quantitativi di cocaina, hashish e crack, sedici persone sono state segnalate alla prefettura perché trovate in possesso di modiche quantità di droga, verosimilmente per uso personale.

La risposta investigativa all’attentato e il nodo del movente

Mentre i reparti speciali stringevano la morsa sui vicoli di Ostia e Acilia, gli investigatori continuavano a lavorare per ricostruire la genesi dell’attentato dinamitardo che ha fatto da detonatore all’intera operazione. L’uomo di sessantadue anni fermato poche ore dopo l’esplosione rimane al centro degli accertamenti, sebbene il suo fermo rappresenti un primo, decisivo passo per restituire un quadro di normalità a un quartiere scosso da un gesto tanto plateale quanto violento. Resta da chiarire il movente che ha spinto all’azione, se riconducibile a questioni personali o a pressioni estorsive, e in questa fase di indagini preliminari, la posizione dell’indagato è naturalmente al vaglio dell’autorità giudiziaria, nel pieno rispetto della presunzione di innocenza che la legge garantisce. Nel frattempo, i carabinieri hanno passato al setaccio l’area, identificando centosettantacinque persone e controllando ottantatré veicoli, con l’obiettivo di raccogliere elementi utili e, al contempo, testimoniare una presenza capillare e costante sul territorio.

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