Ebola in Africa, la rabbia dei Cdc: “Dopo 19 anni nessun vaccino”. E i tagli Usa complicano la risposta

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SALUTE

Redazione Salute Redazione Salute   -   La pazienza, per certi verso, è una virtù che il continente africano non può più permettersi, specie quando si parla di epidemie dimenticate dai radar occidentali.

Jean Kaseya, direttore generale dei Centres for Disease Control Africa – l'istituto di controllo per le malattie infettive – ha rotto un silenzio che durava quasi due decenni, chiedendosi pubblicamente come sia possibile che, a distanza di diciannove anni dalla prima identificazione del ceppo Bundibugyo, non esista ancora uno strumento immunizzante specifico contro questa variante. africarivista +3

La sua invettiva, lanciata durante un briefing in cui faceva il punto sull'epidemia che sta dilaniando la Repubblica Democratica del Congo e l'Uganda, è un atto d'accusa implicito verso quella che lui percepisce come l’apatia strutturale del mondo globalizzato.

"Se fosse comparsa in Europa o negli Stati Uniti", ha tuonato il medico, "sicuramente sarebbero stati messi a punto". Parole pesanti, che trovano terreno fertile nei numeri aggiornati a ieri: 246 decessi e 1. repubblica +3

077 casi sospetti, una mortalità che tocca punte del 50% in alcune aree colpite, con la difficoltà oggettiva di tracciare il vero paziente zero, ancora disperso nella nebulosa dei primi contagi dello scorso aprile. ilsole24ore +3

La variante Bundibugyo e i ritardi della ricerca

Il paradosso, amaro, è che il Bundibugyo non è un ospite sconosciuto. Comparso nel lontano 2007 in Uganda, era riaffiorato marginalmente nel 2012, salvo poi sparire dai radar, lasciando che la ricerca si concentrasse quasi esclusivamente sul ceppo Zaire, quello storicamente più letale e protagonista delle precedenti emergenze. ilsole24ore +3

Ecco perché oggi, mentre i team sul campo faticano a distinguere i sintomi – la febbre iniziale che nasconde le manifestazioni emorragiche più tardive – l’Africa Cdc è costretta ad ammettere che i protocolli per i vaccini candidati sono ancora in una fase "embrionale".

Una lentezza che stride con l’accelerazione improvvisa dei contagi, specialmente nelle zone minerarie e nei valichi di frontiera dell’Ituri, dove la mobilità umana rende il contenimento un incubo logistico. sanitainformazione +3

L’Organizzazione Mondiale della Sanità, di conseguenza, ha già alzato il livello di allerta a livello regionale, temendo che la sorveglianza insufficiente e la scarsa fiducia delle popolazioni locali negli operatori sanitari trasformino questa fiammata in un incendio duraturo. microbiologiaitalia +3

Lo scontro diplomatico e il caso del centro Usa in Kenya

In questo quadro di emergenza sanitaria, le tensioni politiche e legali non fanno che intrecciarsi con la biologia del virus.

A Nairobi, l’Alta Corte ha sospeso con effetto immediato il piano – caldeggiato dall’amministrazione statunitense – per costruire un centro di quarantena riservato esclusivamente ai cittadini americani in uscita dalla Rdc. ilsole24ore +3

Il ricorso, presentato dal Katiba Institute, un’organizzazione che si batte per la difesa costituzionale, ha argomentato con forza il rischio di trasformare il Kenya in una "discarica sanitaria" per il mondo ricco; i medici kenioti, dal canto loro, hanno minacciato uno sciopero di 48 ore, rifiutando di farsi carico di una struttura che mancherebbe delle infrastrutture ad alta biosicurezza necessarie a gestire un patogeno così temibile. dire +3

Il giudice, accogliendo le istanze, ha bloccato qualsiasi accordo bilaterale in attesa di un’udienza che deciderà se l’esecutivo abbia violato le norme di partecipazione pubblica e sicurezza. leggo +3

Una vicenda, questa, che getta un’ombra lunga sulle strategie di isolamento unilaterali, mentre l’Italia prova a percorrere la strada opposta: quella del coordinamento europeo, come dimostra la lettera inviata dalla Presidente Meloni ai vertici Ue (Christodoulides, Costa e von der Leyen) per chiedere regole comuni di vigilanza alle frontiere, nello specifico per la gestione degli arrivi dalle aree colpite. sanitainformazione +3

I tagli di Trump e il grido d’allarme dei ricercatori

Tuttavia, la difficoltà maggiore nel rispondere al focolaio non è solo biologica o burocratica; è finanziaria, e affonda le radici nelle scelte operate dall’amministrazione Trump oltre un anno fa.

Poco prima che l’epidemia esplodesse nella provincia di Ituri, i Centers for Research in Emerging Infectious Diseases (CREID) – una rete vitale di laboratori finanziati dai National Institutes of Health – hanno ricevuto un ordine di stop definitivo, con la motivazione ufficiale che quelle ricerche non rappresentavano "un buon uso dei soldi dei contribuenti". leggo +3

Scienziati del calibro di Kristian Andersen e Robert Garry hanno raccontato alla stampa come, negli anni scorsi, quelle stesse strutture avrebbero potuto mobilitare reagenti e test diagnostici sul terreno, accelerando i tempi di riconoscimento del virus. sanitainformazione +3

Invece, a causa dei tagli operati anche tramite il Dipartimento per l’Efficienza Governativa (DOGE) guidato da Elon Musk – tagli che avevano colpito anche i programmi di prevenzione Ebola, salvo essere in parte ripristinati dopo un acceso dibattito pubblico – i team si trovano oggi a guardare i dati dai loro uffici in California, impossibilitati a inviare aiuti concreti. ilsole24ore +3

La scomparsa dell’Agenzia degli Stati Uniti per lo Sviluppo Internazionale (USAID) e la riduzione del personale del Cdc di Atlanta hanno eroso quella capacità di sorveglianza che, in passato, era riuscita a spegnere focolai come quello ugandese del 2022 in soli quattro mesi. E mentre i contagiati salgono e i valichi di confine restano porosi, la comunità scientifica mondiale si interroga, forse troppo tardi, sul prezzo della disattenzione. sanitainformazione +3

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