Pd trentino: "L'autonomia non sia salvacondotto per il potere di pochi"
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Redazione Interno
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Mentre il dibattito sul terzo mandato per i presidenti delle Regioni a statuto speciale infiamma il Nord-Est, il Partito Democratico del Trentino rilancia con un attacco frontale contro quella che definisce una "distorsione" dell'Autonomia. "Non deve trasformarsi in un salvacondotto per consolidare il potere di pochi", è l'accusa che risuona nelle dichiarazioni del gruppo consiliare, riferendosi implicitamente alla legge regionale che avrebbe permesso a Maurizio Fugatti di candidarsi per la terza volta.
La questione, che ha diviso il centrodestra fino al Consiglio dei ministri, travalica i confini del Trentino. Se il Veneto, con Luca Zaia, aveva già acceso la miccia, ora è la volta di Fugatti e, di riflesso, del friulano Massimiliano Fedriga. La Lega, che guida entrambe le Regioni, ha tentato invano di opporsi all'impugnatura del governo, sostenendo che le autonomie speciali abbiano competenza legislativa in materia. Una tesi respinta da Roma, dove il ministro Antonio Tajani ha ribadito la preminenza della legge nazionale, ridimensionando la disputa a "mero dibattito giuridico".
Eppure, le reazioni non si sono fatte attendere. Fugatti ha parlato di un "atto istituzionale pesante" contro il Trentino, evocando il rischio di un precedente che mina le prerogative storiche della Provincia autonoma. Ma il Pd trentino contesta questa lettura: "L'Autonomia è stata per decenni uno strumento di progresso, non un privilegio da difendere a oltranza". Citando i servizi sociosanitari decentrati, le politiche per l'istruzione e il sostegno all'economia montana, i democratici ricordano come lo statuto speciale abbia permesso al territorio di anticipare riforme poi adottate altrove.




