Il governo impugna la legge del Trentino sul terzo mandato, Fugatti: "Attacco all'autonomia"

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La decisione del Consiglio dei ministri di ricorrere alla Corte costituzionale contro la norma che permette al presidente della Provincia autonoma di Trento, Maurizio Fugatti, di candidarsi per un terzo mandato consecutivo, ha scatenato una dura reazione da parte dello stesso governatore leghista. "Lo riteniamo un atto istituzionale molto pesante contro le prerogative dell'autonomia trentina, con una chiara valenza politica", ha dichiarato Fugatti, sottolineando come le regioni a statuto speciale abbiano, secondo la Consulta, potere legislativo esclusivo in materia.

La legge, approvata lo scorso 9 aprile dal Consiglio provinciale con 19 voti favorevoli e 16 contrari su proposta del capogruppo della Lega Mirko Bisesti, estende infatti la possibilità di ricandidatura oltre il limite dei due mandati previsto dalla normativa nazionale. Una mossa che, se confermata, aprirebbe la strada non solo a Fugatti ma anche ad altri governatori del centrodestra, come Luca Zaia in Veneto e Massimiliano Fedriga in Friuli-Venezia Giulia, entrambi già al secondo mandato.

Eppure, la scelta del governo – che replica l’approccio già adottato con la legge "salva-De Luca" in Campania, poi bocciata dalla Corte costituzionale – non è passata senza divisioni. I ministri leghisti, infatti, hanno votato contro l'impugnatura, evidenziando una frattura nella maggioranza. "Il centrodestra si fa male da solo", è stato il commento secco di un esponente di FdI, mentre da Forza Italia si sottolinea come la questione rischi di alimentare tensioni tra Roma e le autonomie locali.

Intanto, sullo sfondo, resta l’incognita del verdetto della Consulta, che dovrà valutare se la norma trentina violi o meno i principi della legge quadro sulle autonomie. Una pronuncia attesa con apprensione non solo a Trento, ma anche in quelle regioni dove altri governatori potrebbero seguire l’esempio di Fugatti.

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