Il governo impugna la legge del Trentino sul terzo mandato, tensione con la Lega
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Redazione Interno
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La decisione del governo di ricorrere alla Corte Costituzionale contro la norma trentina che estende da due a tre i mandati consecutivi per il presidente della Provincia autonoma ha acceso un nuovo scontro nella maggioranza. La Lega, che aveva sostenuto la modifica, si è opposta invano in Consiglio dei ministri, mentre Fratelli d’Italia e Forza Italia hanno spinto per l’impugnazione. Una mossa che blocca di fatto la ricandidatura di Maurizio Fugatti, ma che rischia di ripercuotersi anche sul Friuli-Venezia Giulia, dove Massimiliano Fedriga – altro esponente leghista – si troverebbe nella stessa situazione.
Il Trentino, così come il Friuli, gode di uno statuto speciale che consente alle Province autonome di legiferare su materie normalmente riservate allo Stato. Proprio questa prerogativa è al centro del braccio di ferro politico. Fugatti, che guida la Giunta con il sostegno di 19 consiglieri su 35, non ha nascosto il disappunto: "È contro la nostra autonomia", ha commentato, lasciando intendere che la scelta del governo abbia un peso più politico che giuridico. Sebbene un rimpasto della Giunta appaia improbabile, alcuni osservatori non escludono che il presidente possa rivedere le deleghe assegnate alla vicepresidente Francesca Gerosa (FdI), già al centro di tensioni dopo una mozione di sfiducia preparata – e poi ritirata – da un ex esponente del partito di maggioranza.
La questione, del resto, non riguarda solo il Trentino. In Friuli-Venezia Giulia, dove Fedriga è al secondo mandato, gli assessori di Lega e Forza Italia hanno temporaneamente rinunciato alle deleghe, chiedendo un chiarimento nella maggioranza regionale. Una mossa simbolica, interpretata come un tentativo di pressione sul governo, anche se lo stesso Fedriga – presente al Festival delle Regioni autonome a Venezia – ha preferito smorzare i toni, evitando commenti diretti sulla vicenda.




