Il governo impugna la legge sul terzo mandato in Trentino, la Lega insorge

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La decisione del Consiglio dei ministri di contestare davanti alla Corte costituzionale la norma che permette al presidente della Provincia autonoma di Trento, Maurizio Fugatti, di candidarsi per un terzo mandato consecutivo ha riacceso lo scontro tra Roma e le autonomie locali. La legge, approvata ad aprile dal Consiglio provinciale trentino, è stata giudicata incompatibile con i principi nazionali, ma la reazione della Lega – che sostiene Fugatti – è stata immediata e dura.

«Le Regioni a statuto speciale hanno il diritto di definire i limiti dei mandati», ha affermato il governatore del Veneto Luca Zaia, citando una sentenza della Consulta riguardante un caso analogo in Campania. Secondo lui, l’impugnativa trasforma una questione locale in un «problema nazionale», soprattutto se la Corte sarà chiamata a pronunciarsi. Anche il ministro per gli Affari regionali, Roberto Calderoli, ha definito «grave» la scelta del governo, sottolineando che nessuno, prima del ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida, aveva sollevato obiezioni.

La tensione è palpabile, considerando che i ministri leghisti non hanno partecipato al voto in Consiglio dei ministri. Matteo Salvini ha inizialmente sminuito la vicenda, definendola «locale», ma Zaia ha ribattuto che, se la Consulta interverrà, il dibattito si allargherà inevitabilmente. Intanto, Fugatti – che guida la provincia dal 2018 – resta al centro della polemica, mentre il governo Meloni ribadisce la necessità di uniformare le regole, evitando deroghe che possano alterare i principi costituzionali.

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