Venezia non è in vendita: la battaglia contro le nozze di Bezos

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Redazione Economia Redazione Economia   -   "Impediremo fisicamente quelle nozze". È questa la risposta secca dei movimenti veneziani che, dopo anni a denunciare il degrado della città – dal Mose alle Grandi Navi, dal ticket d’ingresso alla crisi abitativa – si preparano a contrastare l’arrivo di Jeff Bezos e del suo matrimonio miliardario. L’uomo più ricco del mondo, insieme alla giornalista texana Lauren Sánchez, ha scelto Venezia come cornice per un evento che, tra il 24 e il 26 giugno, trasformerà la laguna in un set esclusivo per vip. Una decisione che ha riacceso le proteste di chi vede nella Serenissima non un parco tematico per élite globali, ma una città viva, seppur soffocata dal turismo di massa.

Mentre il governatore Luca Zaia definisce "vergognose" le critiche, accogliendo Bezos "a braccia aperte", i residenti evocano quasi involontariamente i Promessi Sposi: "Questo matrimonio non s’ha da fare". E non è solo una questione di principio. L’evento, che secondo alcune stime costerà oltre dieci milioni di euro, richiederà un dispiegamento di sicurezza senza precedenti, con intere aree rese inaccessibili ai veneziani. Un paradosso, per una città che da anni lotta contro lo spopolamento e la trasformazione in museo a cielo aperto.

Le nozze, avvolte nel massimo riserbo, hanno già scatenato un turbine di indiscrezioni: dagli abiti della sposa – si parla di un design personalizzato di Dolce & Gabbana – alla lista degli invitati, che includerebbe star di Hollywood e magnati della Silicon Valley. Ma a Venezia, più che i nomi, preoccupa il modello che questo evento rappresenta. "Non siamo un palcoscenico per chi può permettersi di comprarsi tutto", dicono gli attivisti, pronti a mobilitarsi nonostante le accuse di Zaia, che bolla le proteste come "un’assoluta vergogna".

Intanto, la macchina organizzativa è già in moto. Hotel riservati, ristoranti prenotati in esclusiva, barche private per gli ospiti: un’operazione che, al di là dell’indotto immediato, rischia di accentuare la frattura tra una città sempre più costretta a piegarsi alla logica del profitto e chi la abita. Senza contare che, dopo Bezos, altri potrebbero seguirne l’esempio, trasformando Venezia in una meta prediletta per eventi superflui e fuori scala.

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