Il meteorologo che parlava alle persone, addio a Paolo Sottocorona
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Redazione Cultura e Spettacolo
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La notizia è giunta, improvvisa e crudele, poche ore dopo la sua ultima, consueta apparizione in video, lasciando un vuoto che va ben oltre lo schermo. Paolo Sottocorona, la voce rassicurante e familiare che per oltre un ventennio ha accompagnato le mattine di milioni di italiani, è scomparso all'età di settantasette anni, spegnendosi nella sua Firenze. La sua dipartita, avvenuta nel corso della stessa giornata in cui aveva ancora illustrato le carte con la sua proverbiale chiarezza, ha colpito nel profondo non solo il pubblico ma l'intero ambiente del giornalismo, abituato a considerarlo un punto di riferimento di serietà e passione. Con lui, il bollettino meteorologico cessava di essere una semplice elencazione di dati per trasformarsi in un dialogo, in una chiacchierata confidenziale nella quale la scienza si sposava con un tono colloquiale, costruendo un rapporto di fiducia unico nel suo genere.
Un ricordo che parte dalla scrivania
Enrico Mentana, direttore del telegiornale di La7, ha voluto ricordarlo con parole che ne tratteggiano l'essenza più autentica, sia umana che professionale. "Se n'è andato durante questo tg", ha detto, sottolineando con una nota di commozione la tragica coincidenza. In un'affettuosa rievocazione, Mentana ha dipinto l'immagine di un uomo sorprendentemente giovane nello spirito nonostante l'età, ricordando come amasse spostarsi in moto e possedesse un'energia da ragazzo. Il ricordo più significativo, però, è forse quello legato alla sua scrivania, che rimarrà per sempre la sua. "In tanti anni non è mai venuto a chiedermi nulla", ha rivelato il direttore, una frase semplice che racchiude un intero ritratto di autonomia, discrezione e assoluta professionalità.
La passione per un mestiere unico
La sua carriera, del resto, affondava le radici in una solida formazione scientifica e in una lunga gavetta. Dopo gli studi in ingegneria, infatti, Sottocorona aveva prestato servizio per più di vent'anni nel Servizio meteorologico dell'Aeronautica Militare, un'esperienza che gli aveva fornito quelle fondamenta tecniche su cui poi innestare il suo talento di divulgatore. La sua capacità di farsi comprendere da tutti, senza banalizzare i contenuti, era il frutto di una profonda conoscenza della materia. Lui stesso, con la sua proverbiale umiltà, soleva dire: "Non sono Einstein, ma a qualcuno piace come faccio i compiti", una dichiarazione che riassumeva il suo approccio mai presuntuoso e sempre dedicato al pubblico.
Il legame con i telespettatori
Quel pubblico, che lo considerava una voce amica, gli ha tributato in queste ore un'ondata di affetto e di ricordi. Il suo non era un monologo, ma una conversazione a distanza, un rapporto che curava con meticolosa attenzione. Si racconta, infatti, come fosse sua abitudine conservare tutte le fotografie che gli venivano inviate, leggere scrupolosamente ogni messaggio e ogni email, cercando di rispondere a ciascuno. Questo impegno costante, questa volontà di ascoltare e di interagire, sono stati gli ingredienti che hanno trasformato la sua figura da semplice esperto del tempo a personaggio di famiglia, la cui assenza viene percepita come una perdita personale da moltissimi.
L'omaggio di chi gli subentra
Anche il suo sostituto, Fabio Angelicchio, ha reso omaggio alla sua memoria con un gesto di profondo rispetto. Occupando quel posto che per tanto tempo è stato di Sottocorona, ha espresso il desiderio che questi "possa perdonarlo", una frase che va al di là del formalismo e che riconosce l'unicità di un'eredità difficile da raccogliere. La sua scomparsa non segna solo il turnover di un volto in televisione, ma chiude un'epoca di un certo modo di fare informazione meteorologica, basato sulla competenza, sulla pacatezza e su un'autentica connessione con le persone che lo guardavano ogni giorno, affidandosi alle sue parole per organizzare la propria giornata.




