Sardegna, la Regione contro il dimensionamento scolastico rischia il commissariamento

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Interno Redazione Interno   -   La Sardegna, sfidando apertamente le direttive nazionali, ha avviato una procedura che potrebbe condurre a un commissariamento in materia di organizzazione scolastica. Su proposta dell’assessora regionale alla Pubblica Istruzione Ilaria Portas, la Giunta ha approvato in via preliminare il Piano di Programmazione della rete scolastica per l’anno 2026/2027, un atto che – come è stato sottolineato – mantiene in vita le attuali 232 Autonomie scolastiche dell’isola, incluse quelle dei cinque Centri Provinciali per l’Istruzione degli Adulti. Questa decisione, che rappresenta una presa di posizione netta, non rispetta gli obblighi imposti dal Ministero dell’Istruzione, il quale aveva invece stabilito la necessità di sopprimere nove autonomie sul territorio regionale, nell’ambito di una più ampia operazione di razionalizzazione e contenimento della spesa voluta dal Governo.

Le motivazioni di una scelta controcorrente

La linea adottata dalla Regione, la quale ha trovato un primo riscontro formale anche nel parere favorevole espresso dalla Quarta Commissione consiliare permanente durante la sua fase istruttoria, si fonda su una valutazione opposta rispetto a quella centrale. Secondo Portas, l’applicazione pedissequa dei tagli determinerebbe infatti “un forte pregiudizio rispetto ai bisogni reali” delle popolazioni locali, andando a penalizzare, in ultima analisi, la qualità del servizio di istruzione e la sua effettiva accessibilità, specialmente in quelle zone – non poche, in una regione a forte vocazione rurale – già caratterizzate da un’offerta formativa ridotta. Una visione, questa, che privilegia la dimensione sociale e territoriale della scuola rispetto ai meri parametri numerici ed economici, considerati spesso astratti e calati dall’alto senza un’adeguata contestualizzazione.

Il confronto con altre realtà e lo spettro della procedura d’infrazione

Non si tratta, del resto, di un caso isolato nel panorama italiano, poiché altre regioni – come il Molise, dove un iter analogo ha ricevuto il via libera dalla commissione competente – stanno affrontando la stessa questione con analoghe perplessità, seppur con esiti differenti. La posta in gioco, però, è particolarmente alta: il mancato adempimento alle norme statali, dopo l’approvazione definitiva del piano regionale, aprirebbe la strada a una procedura d’infrazione da parte del Ministero. Questo meccanismo, previsto dalla legge, potrebbe culminare nell’affidamento delle funzioni in materia di dimensionamento scolastico a un commissario ad acta nominato dal Governo, il quale avrebbe il potere di sostituirsi all’amministrazione regionale per applicare le disposizioni nazionali, vanificando di fatto la scelta politica dell’esecutivo sardo.

Una partita dai contorni ancora indefiniti

La partita, dunque, è solo all’inizio e si giocherà nei prossimi mesi, in attesa dell’approvazione definitiva del piano da parte del Consiglio regionale. Quello che emerge con chiarezza è il conflitto tra due diverse filosofie di gestione del servizio pubblico: da un lato, l’esigenza di efficientamento e risparmio dettata dalle logiche di bilancio nazionale; dall’altro, la volontà di preservare un presidio educativo, considerato essenziale per la tenuta sociale e lo sviluppo dei territori più fragili. La Sardegna, con questa mossa, ha sollevato pubblicamente la questione, accettando il rischio di uno scontro istituzionale i cui esiti, per quanto incerti, segneranno in ogni caso il futuro assetto della sua rete scolastica.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.