Bosnia-Italia, Gattuso sfida l’inferno di Zenica senza goal line technology: “Partita di fuoco, risponderemo colpo su colpo”

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Sono le 20.45 di una serata che sa di resurrezione o di ennesimo inferno per il calcio italiano. A Zenica, nello stadio Bilino Polje – un impianto piccolo, dalla capienza ridotta a circa novemila spettatori per via di sanzioni UEFA, ma reso celebre per il calore oppressivo dei suoi tifosi – l’Italia di Gennaro Gattuso scende in campo per giocarsi l’accesso al Mondiale del 2026, quello che si terrà tra Stati Uniti, Canada e Messico. L’avversario è la Bosnia, guidata dall’eterno Edin Dzeko e dal tecnico Sergej Barbarez, una squadra che il ct azzurro definisce senza mezzi termini “scorbutica”. L’assenza dell’Italia dalla fase finale della rassegna iridata dura ormai dal 2014, e questa sfida secca rappresenta il confine ultimo tra l’oblio e la rinascita.

La vigilia è stata dominata dalle polemiche silenziose riguardanti le condizioni dello scenario di gioco. Il presidente del Coni, presente in loco, ha criticato l’adeguatezza del teatro bosniaco, stupendosi che la federazione internazionale consenta di disputare partite di tale caratura in strutture che definisce “non molto confortevoli”. A fare notizia, più del contesto ambientale, è l’assenza di uno strumento tecnologico ormai considerato essenziale: la goal line technology. L’impianto di Zenica, nonostante sia omologato UEFA, non è dotato dei sensori necessari a certificare con certezza matematica il varco della linea di porta. Ci sarà la VAR, e ci saranno le telecamere posizionate in linea con la porta, ma l’arbitro, il francese Clément Turpin, non avrà l’orologio che vibra al polso in caso di gol fantasma. Per Gattuso, però, questa mancanza non deve trasformarsi in un alibi: le condizioni, ha sottolineato, sono le stesse per entrambe le squadre, e in campo ci si gioca tutto senza cercare scuse.

“Ho visto gli occhi giusti”, la carica di Ringhio e il retroscena familiare

Nell’intervista esclusiva rilasciata alla Rai a poche ore dal fischio d’inizio, Gattuso ha svelato un retroscena personale per spiegare la sintonia con il gruppo. “Stanotte mio figlio mi ha mandato un bel messaggio”, ha raccontato il tecnico, rivelando come quel contatto lo abbia fatto pensare subito ai suoi giocatori. Un messaggio che, per età anagrafica del figlio, gli ha ricordato cosa significhi per ragazzi come quelli che ha a disposizione l’opportunità di andare al Mondiale. “C’è gente che darebbe la vita e l’anima per raggiungere questo obiettivo”, ha ribadito, descrivendo un gruppo che soffre in silenzio quando le cose non vanno e che non ha alcuna intenzione di mancare l’appuntamento con la storia.

La sua analisi tattica è stata chirurgica e senza filtri. Gattuso si aspetta una partenza fulminea da parte della formazione di casa, un “inizio di fuoco” nei primi quindici, venti minuti. La Bosnia, ha spiegato, è una squadra che unisce tecnica e fisicità, ma che si distingue per un’alta media di falli commessi. L’Italia, in questo senso, dovrà essere brava a non cadere nelle provocazioni, a rispondere “colpo su colpo” senza perdere la lucidità, specialmente sapendo di avere di fronte un arbitro come Turpin, descritto come un uomo di grande esperienza che non tollera proteste plateali.

La formazione e le assenze eccellenti: Kean e Retegui per sfondare il muro bosniaco

Per questa battaglia in terra balcanica, Gattuso ha diramato la lista dei convocati, scegliendo di puntare sulla continuità rispetto alla semifinale vinta contro l’Irlanda del Nord. In attacco la coppia sarà formata da Moise Kean e Mateo Retegui, con Gianluca Scamacca destinato a seguire la partita dalla tribuna insieme ad altri cinque calciatori tagliati dalla lista dei ventitré. Il ct ha optato per una formazione che conosce bene i meccanismi, affidandosi alla velocità di Kean e alla capacità di raccolta di Retegui per cercare di violare la retroguardia avversaria. A centrocampo, la fisicità di Tonali e Barella dovrà contrastare il mediano bosniaco, mentre la difesa si prepara a gestire i pericoli rappresentati dal capitano Dzeko, nonostante i suoi quarant’anni ancora letale sotto porta.

L’atmosfera che si respira attorno allo stadio Bilino Polje è quella delle grandi occasioni. Se all’interno i seggi saranno occupati da circa 800 tifosi italiani accorsi in trasferta, all’esterno, a poche centinaia di metri, decine di migliaia di bosniaci si stringeranno attorno a un maxischermo per spingere la propria squadra verso quella che sarebbe solo la seconda partecipazione mondiale della loro storia. Un ambiente rovente, che però Gattuso ha scelto di trasformare in carburante: “Il clima ci serve per entrare in campo ancora più determinati”, ha detto il presidente del Coni durante il viaggio, e il concetto è stato fatto proprio dallo spogliatoio.

Un impianto da battaglia, senza alibi tecnologici

La questione delle infrastrutture ha acceso il dibattito nelle ore precedenti la gara. Il Bilino Polje non è all’altezza dei grandi templi del calcio europeo, eppure è l’unico impianto bosniaco in possesso delle licenze necessarie per ospitare un evento UEFA. I video degli spogliatoi e la conferma dell’assenza della tecnologia sulla linea di porta hanno alimentato il malumore in Italia, ma per Gattuso non ci sono scuse valide: si gioca, si vince e si va al Mondiale, punto. La VAR sarà comunque operativa per gli altri aspetti del gioco, ma in caso di dubbi sulla linea di porta, sarà esclusivamente l’occhio umano dell’arbitro e dei suoi assistenti, coadiuvato dalle immagini delle telecamere fisse, a stabilire se la palla è entrata. Una situazione che riporta il calcio a una dimensione più rustica, quella in cui la decisione finale è ancora saldamente in mano al direttore di gara.

Con la pressione di dodici anni di assenza dalla Coppa del Mondo sulle spalle, l’Italia scende in campo a Zenica consapevole che non ci sarà un ritorno. Novanta minuti, più eventuali supplementari e rigori, separano questa squadra dall’ingresso nel Gruppo B della prossima rassegna iridata. Gattuso, che ha ripetuto più volte di sentirsi il principale responsabile in caso di esito negativo, ha trasmesso alla squadra la sensazione di avere di fronte un’occasione unica. “Voglio uscire dal campo a Zenica con l’anima pulita”, ha dichiarato Gigio Donnarumma alla vigilia. Una frase che racchiude l’unico obiettivo possibile: restituire l’Italia al calcio che conta, senza rimpianti e senza alibi.

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